È un successo il lancio del satellite SMAP per il monitoraggio dell’umidità nel suolo

Il satellite SMAP al decollo su un razo vettore Delta II (Foto NASA/Bill Ingalls)
Il satellite SMAP al decollo su un razo vettore Delta II (Foto NASA/Bill Ingalls)

Il satellite SMAP (Soil Moisture Active Passive) è stato lanciato su un razzo Delta II 7320-10LC dallo Space Launch Complex 2 (SLC-2) della base di Vandenberg, in California. La navicella si è correttamente separata dall’ultimo stadio del razzo dopo quasi un’ora ed è stata immessa in un’orbita quasi polare eliosincrona che avrà un’altitudine tra i 660 e i 685 chilometri.

Il satellite SMAP è un osservatorio che ha lo scopo di monitorare l’umidità presente nei 5 centimetri superficiali del suolo. Sembra paradossale effettuare misurazioni del genere dall’orbita ma ciò ha senso se si pensa che SMAP coprirà la superficie terrestre in maniera tale da poter ripetere le misurazioni ogni tre giorni circa.

Lo strato superficiale del suolo è quello in cui cresce la vegetazione, compreso il cibo che mangiamo. L’umidità presente in quello strato costituisce solo lo 0,001% dell’acqua presente sulla Terra eppure influenza fortemente lo stato della vegetazione e i raccolti. Di conseguenza, monitorare l’umidità del suolo permette di avere informazioni importanti sullo stato di ciò che vi cresce sopra.

Per effettuare le sue rilevazioni, il satellite SMAP userà un sistema di strumenti costituito da un radiometro e da un radar. La loro configurazione è unica perché per la raccolta dei dati useranno un riflettore rotante dal diametro di 6 metri che verrà dispiegato in orbita.

Il radiometro fornirà letture accurate dell’umidità presente nei 5 centimetri superficiali del suolo ma ogni singola misurazione coprirà una vasta area. Il radar fornirà un’immagine che potrà coprire un’area più piccola ma con una minore accuratezza nella misurazione dell’umidità. SMAP combinerà le osservazioni dei due strumenti per ottenere accurate misurazioni su piccole aree di suolo.

Le rilevazioni del satellite SMAP contribuiranno a monitorare le siccità, a predire alluvioni, assisteranno l’agricoltura, forniranno più dettagli dei cicli di acqua, energia e anidride carbonica e aiuteranno anche a migliorare le previsioni del tempo. Ci sono altri satelliti e strumenti vari che monitorano l’ambiente e tutti i dati verranno messi assieme. Ad esempio, ci sarà una sinergia tra SMAP e il satellite OCO-2 per studiare i collegamenti tra i cicli di acqua e anidride carbonica. Ciò sarà utile anche per migliorare i modelli climatici.

Ci sarà una lunga fase di test per dispiegare l’enorme riflettore e soprattutto per calibrare gli strumenti. Se tutto andrà bene, la missione del satellite SMAP dovrebbe cominciare fra 90 giorni. La durata prevista per la missione primaria è di 3 anni.

3 Comments


Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *