Il Large Hadron Collider ha raggiunto l’energia massima a 13 TeV

Collisioni di protoni che inviano particelle attraverso il rilevatore ATLAS (Immagine cortesia ATLAS/CERN. Tutti i diritti riservati)
Collisioni di protoni che inviano particelle attraverso il rilevatore ATLAS (Immagine cortesia ATLAS/CERN. Tutti i diritti riservati)

Il CERN ha annunciato che il Large Hadron Collider (LHC) ha testato con successo collisioni di particelle ai livelli di energia massima possibile dopo gli aggiornamenti, 13 TeV (13.000 miliardi di ElettronVolt). Dopo la riattivazione dell’enorme acceleratore di particelle avvenuta a Pasqua, i livelli di energia sono stati pian piano aumentati e nella tarda serata di mercoledi le collisioni hanno raggiunto l’energia massima.

Questo test ha coinvolto i team che gestiscono i vari esperimenti del CERN: ALICE, ATLAS, CMS, LHCb, LHCf, MOEDAL e TOTEM. Lo scopo era di verificare che LHC potesse raggiungere l’energia annunciata dopo il periodo di aggiornamenti ma anche di mettere a punto i sistemi che proteggono i macchinari e i rilevatori dalle particelle che fuoriescono dai bordi del fascio di particelle.

Un elemento chiave di questa fase di test è la messa a punto dei collimatori. Si tratta di dispositivi in grado di correggere i fasci di particelle assorbendo quelle che fuoriescono da essi. Ai livelli di energia a cui lavora LHC è fondamentale che magneti e rilevatori siano adeguatamente protetti.

I test alla massima energia stanno andando avanti e ci si aspetta che abbiano una durata tra i 10 e i 15 giorni per confermare che LHC può lavorare a quei livelli e cominciare la seconda stagione di operazioni. Come sempre, i lavori vengono condotte con grande cura perché l’esperienza ha insegnato al personale del CERN che ci possono essere imprevisti che causano notevoli danni.

Finora le operazioni di riaccensione di LHC per cominciare la seconda stagione di operazioni, chiamata in codice Run 2, sono andate bene con solo alcuni piccoli intoppi. Ritardi di pochi giorni sono irrilevanti in un lavoro monumentale come quello attorno a LHC, cominciato qualche decennio fa.

Se tutto continuerà a funzionare regolarmente, all’inizio di giugno i vari esperimenti del CERN potranno riprendere pienamente la loro attività. Ciò significa che i vari rilevatori cominceranno a raccogliere dati dalle collisioni di particelle che verranno effettuate.

Le aspettative per questa seconda stagione di operazioni sono enormi perché tutti danno per scontato che ci sarà un nuovo balzo in avanti nel campo della fisica. Il problema è che è impossibile dire quando verranno fatte scoperte fondamentali o se gli esperimenti ci riserveranno qualche sorpresa.

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