La missione Rosetta è terminata con l’impatto sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko

Una delle ultime fotografie inviate da Rosetta (Immagine ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA)
Una delle ultime fotografie inviate da Rosetta (Immagine ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA)

L’ESA ha confermato che la sonda spaziale Rosetta ha compiuto l’atterraggio controllato sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, nella regione chiamata Ma’at. Quest’evento significa la fine della missione perché Rosetta non era progettata per l’atterraggio, che di conseguenza è stato violento. Alcuni strumenti sono rimasti attivi fino alla fine per inviare dati fin quando fosse possibile.

La sonda spaziale Rosetta ha raggiunto la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko nell’agosto 2014 e per oltre due anni l’ha accompagnata nel suo viaggio nelle vicinanze del Sole, il periodo in cui essa era attiva, e poi nel suo allontanamento con il progressivo calo di tale attività. Rosetta era alimentata da pannelli solari perciò la loro efficienza è calata con la distanza dal Sole e c’erano dei limiti al suo funzionamento. Per questo motivo, la missione doveva terminare ed è stato deciso di farlo davvero col botto.

La missione Rosetta è stata la prima a studiare una cometa in maniera così approfondita e assieme ad essa c’era il Philae, il primo lander ad atterrare sulla superficie di una cometa. Purtroppo la sua missione non ha avuto tutto il successo sperato perché è andato a incastrarsi tra le rocce e ha potuto lavorare solo per poco tempo ma ha comunque raccolto e inviato molti dati. Poche settimane fa, la sua posizione precisa è stata finalmente individuata.

La quantità enorme di dati raccolti da Rosetta e anche da Philae dalle vicinanze della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko e sulla sua superficie ha permesso di capire molto meglio questi oggetti. Gli scienziati hanno ottenuto moltissime nuove informazioni riguardo alla loro origine e alla loro evoluzione passando per tante caratteristiche che erano poco chiare.

Scattare fotografie ravvicinate, rilevare dati anch’essi a distanza ravvicinata e analizzare direttamente i materiali provenienti dalla superficie della cometa era l’unico modo per risolverne i misteri. Gli scienziati hanno avuto anche qualche sorpresa proprio perché dalla Terra è possibile ottenere rilevazioni limitate di corpi celesti così piccoli e lontani.

Nel corso degli ultimi mesi, l’energia che giungeva ai pannelli solari di Rosetta è calata progressivamente. Ciò ha costretto il centro controllo missione a scegliere quali strumenti continuare a utilizzare e quali spegnere perché non c’era più energia per alimentarli tutti. Sono state effettuate attente valutazioni per decidere quali strumenti utilizzare durante le manovre di atterraggio sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko tenendo conto di limiti come il tempo necessario per effettuare le rilevazioni e dell’importanza scientifica dei dati rilevabili.

La missione Rosetta è finita ma oltre all’impatto fisico c’è quello enorme di questa pietra miliare della storia della scienza cometaria. Moltissimi articoli scientifici sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko sono già stati pubblicati ma lo studio dei dati raccolti continuerà per chissà quanti anni ancora. Questa missione rimarrà ineguagliata per molti anni ancora se non per decenni.

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