Il cuore dei resti della supernova SN 1987A studiato da ALMA

I resti di SN 1987A visti da ALMA (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO); R. Indebetouw; NASA/ESA Hubble)
I resti di SN 1987A visti da ALMA (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO); R. Indebetouw; NASA/ESA Hubble)

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” e uno sulla rivista “Astrophysical Journal Letters”, descrivono aspetti diversi di una ricerca sulla supernova 1987A (SN 1987A). Vari ricercatori hanno usato il radiotelescopio ALMA scoprendo per la prima volta una serie di molecole tra i resti di una supernova. Ciò ha permesso di creare una mappa tridimensionale di quella che è stata definita una fabbrica di polvere e di trovare indizi anche sulla nascita delle stelle.

SN 1987A venne avvistata nella Grande Nube di Magellano, una delle galassie nane satelliti della Via Lattea, nella notte tra il 23 e il 24 febbraio 1987. 30 anni dopo un meeting ha celebrato quell’avvistamento ed è stato utile dal punto di vista scientifico per fare il punto della situazione riguardo alle ricerche su questa supernova. Nel frattempo, altri astronomi stavano continuando a studiarne i resti usando il radiotelescopio ALMA, inaugurato nel marzo 2013, per sfruttarne la potenza e la sensibilità.

Il risultato è stata la mappatura tridimensionale delle molecole che si sono formate all’interno dei resti di SN 1987A, alla quale è dedicato l’articolo su “Astrophysical Journal Letters”, e la scoperta di molecole non rilevate in precedenza, alla quale è dedicato l’articolo su “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society”. Sono tutti indizi utili per ricostruire gli eventi visti solo in parte 30 anni fa e per capire meglio cosa sta succedendo ora in quell’area.

La presenza di molecole come monossido di carbonio (CO) e ossido di silicio (SiO) era già stata individuata in passato. ALMA ha permesso di individuare anche il radicale HCO+ e monossido di zolfo (SO). Ciò è molto interessante perché contraddice l’idea che l’energia sviluppata da una supernova distruggesse tutte le molecole, e la polvere, esistenti.

La rilevazione di quelle nuove molecole suggerisce che una supernova possa creare nubi di molecole e polvere molto fredde in cui le condizioni sono simili a quelle esistenti nelle nubi molecolari in cui avviene la formazione stellare. Ecco perché gli studi delle conseguenze delle supernove possono fornire informazioni anche sulla formazione di nuove stelle e perfino di pianeti.

Sono quei collegamenti anti-intuitivi che però possono risultare importanti quando vengono scoperti. Nelle supernove vengono creati elementi pesanti che possono formare nuove molecole e questa “fuliggine stellare” espulsa nello spazio interstellare può finire in altre nubi di gas e polvere e diventare parte di nuovi pianeti. Quando si dice che anche noi siamo polvere stellare non è solo un modo di dire.

Questa ricerca dimostra che dopo 30 anni c’è ancora qualcosa da scoprire su SN 1987A, a cominciare dalla possibilità che tra i suoi resti vi siano ancora altre molecole non ancora individuate. Altre domande riguardano l’abbondanza di HCO+ e monossido di silicio e l’evoluzione della struttura tridimensionale dei resti della supernova nel corso del tempo. Ultima, ma certamente non ultima, la questione di cosa sia rimasto al centro di quei resti. Anche ALMA continuerà a essere usato per nuove osservazioni.

Immagine combinata di SN 1987A (Immagine NASA/ESA, ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)
Immagine combinata di SN 1987A (Immagine NASA/ESA, ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)

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