Nuove prove della connessione tra buchi neri supermassicci e le galassie che li ospitano

La galassia NGC 1068 e il suo nucleo galattico attivo (Immagine NASA/JPL-Caltech)
La galassia NGC 1068 e il suo nucleo galattico attivo (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive una ricerca sul rapporto tra nuclei galattici attivi e le galassie che li ospitano. Cristina Ramos Almeida dell’Istituto di Astrofisica delle Canarie e Claudio Ricci dell’Istituto di Astronomia dell’Università Cattolica del Cile hanno usato dati raccolti da vari telescopi spaziali e al suolo per capire l’effetto di quell’attività, chiamata in gergo feedback AGN, che può manifestarsi in modi diversi, favorendo o inibendo la formazione stellare nelle loro galassie.

I nuclei galattici attivi (in inglese AGN, Active Galactic Nuclei) sono alimentati da buchi neri supermassicci che riscaldano polveri e gas che li circondano al punto tale che essi emettono grandi quantità di radiazioni elettromagnetiche anche a energie molto elevate. Essi possono costituire sorgenti estremamente luminose rilevabili anche a distanze di miliardi di anni luce e vengono chiamati quasar.

Gli studi sui nuclei galattici attivi hanno fatto enormi progressi grazie agli strumenti sempre più potenti e allo stesso tempo sensibili costruiti negli ultimi decenni. Infatti, Cristina Ramos Almeida e Claudio Ricci hanno cercato di capire meglio l’influenza dei nuclei galattici attivi sulle galassie che li ospitano con una ricerca basata su dati raccolti negli ultimi anni dal Gran Telescopio Canarias, dal Very Large Array Interferometer (VLTI) e dai telescopi spaziali NuSTAR, Swift e Suzaku.

Tuttavia, I vari studi sull’argomento hanno fornito anche recentemente risultati apparentemente contraddittori come l’articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” che descriveva una notevole formazione stellare in galassie con quasar ultra luminosi mentre un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descriveva una ricerca che suggerisce che nelle galassie primordiali del tipo chiamato starburst oscurate l’attività di formazione stellare può essere inibita dalla presenza di un quasar.

L’analisi delle osservazioni ai raggi X e agli infrarossi conferma lo stretto legame tra nuclei e galassie dato da flussi di gas sia verso l’interno che verso l’esterno. Insomma, si tratta di un legame diretto, non solo un’influenza gravitazionale da parte del buco nero supermassiccio. C’è anche una fase di vita in cui alcune galassie consumano i loro stessi materiali a causa del loro nucleo galattico attivo e sono state paragonate a cannibali.

Questa ricerca costituisce un bel passo avanti nella comprensione del rapporto tra galassie e nuclei galattici attivi ma ci sono ancora molti dettagli da capire. Claudio Ricci ha spiegato che la nuova generazione di strumenti a infrarossi e a raggi X contribuirà notevolmente alla nostra comprensione dei materiali dei nuclei.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *