La ricostruzione dell’ultima immagine catturata dalla sonda spaziale Rosetta offre altri dettagli alla sua storica missione

L'ultima immagine catturata dalla sonda spaziale Rosetta (Immagine ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA)
L’ultima immagine catturata dalla sonda spaziale Rosetta (Immagine ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA)

L’ESA ha pubblicato l’ultima immagine scattata dalla sua sonda spaziale Rosetta prima di schiantarsi sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko alla fine della sua missione assieme alla storia della sua ricostruzione. L’immagine era arrivata incompleta perciò inizialmente non era stata riconosciuta come tale dal software che automaticamente elaborava i dati trasmessi in mezzo ai pacchetti contenenti dati telemetrici.

La missione della sonda spaziale Rosetta è terminata quasi esattamente un anno fa, il 30 settembre 2016. Dopo oltre due anni trascorsi in orbita attorno alla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, ha compiuto l’atto finale schiantandosi sulla sua superficie ma fino all’ultimo ha inviato dati telemetrici assieme a immagini sempre più ravvicinate della superficie. L’enorme quantità di dati raccolta durante questa straordinaria missione continua a essere analizzata e ciò vale anche per quelli ricevuti durante la discesa di Rosetta.

Al Max Planck Institute for Solar System Research di Gottinga, in Germania, gli ingegneri hanno esaminato quei dati e hanno trovato alcuni pacchetti che non erano stati elaborati. Nel corso delle operazioni, anche le immagini veniva spezzate in pacchetti telemetrici a bordo della sonda spaziale Rosetta e inviati in quel formato e tutte le immagini arrivate complete sono state elaborate sulla Terra. Tuttavia, dell’ultima scattata sono arrivati 12.228 byte dei 23.048 totali, tre pacchetti dei sei che la componevano, con la conseguenza che non è avvenuta alcuna elaborazione automatica.

L’immagine è di tipo compresso e i dati non sono stati inviati pixel per pixel bensì livello per livello con ogni livello più dettagliato del precedente. Un’immagine completa ha una compressione di 1:20 mentre quella arrivata solo al 53% ha un livello di compressione di 1:38 perciò è decisamente meno dettagliata ma è stato comunque possibile ricostruirla.

La macchina fotografica OSIRIS non era stata progettata per scattare fotografie a distanze inferiori a qualche centinaio di metri perciò gli ingegneri dell’ESA adottarono una configurazione speciale per la discesa sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. L’ultima immagine venne catturata a un’altitudine tra i 17.9 e i 21 metri. L’ultima immagine completa venne catturata a un’altitudine tra 23.3 e i 26.2 metri.

L’immagine ricostruita venne presentata per la prima volta nel maggio 2017. Successivamente, è stata usata per ricostruire con maggior precisione la discesa della sonda spaziale Rosetta e per ottenere ulteriori informazioni sull’area del suo impatto, poi chiamata Sais. Si tratta di alcuni dettagli in più aggiunti a una missione che ha fatto storia.

L'ultima immagine catturata da Rosetta nel suo contesto (Immagine ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA)
L’ultima immagine catturata da Rosetta nel suo contesto (Immagine ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA)

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