November 2017

Le protostelle individuate da ALMA (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), Yusef-Zadeh et al.; B. Saxton (NRAO/AUI/NSF))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” descrive la scoperta di protostelle vicine al centro della Via Lattea, vicino al buco nero supermassiccio conosciuto come Sagittarius A* (o Sgr A*). Un team di astronomi ha fatto questa scoperta usando il radiotelescopio ALMA, un risultato sorprendente perché le condizioni in quell’area erano considerate troppo ostili a causa delle maree gravitazionali causate da Sgr A* e delle intense emissioni elettromagnetiche provenienti dall’anello di gas e polveri riscaldati attorno a esso.

Una piccola parte della Galassia Nana dello Scultore (Immagine ESA/Hubble & NASA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la ricostruzione dei movimenti tridimensionali di dieci stelle nella Galassia Nana dello Scultore scelte all’interno di un campione più ampio di oltre cento stelle tra quelle con gli errori di misurazione più piccoli. Un team di ricercatori ha usato rilevazioni effettuate usando il telescopio spaziale Hubble nel 2002 e successive rilevazioni effettuate dalla sonda spaziale Gaia dell’ESA tra il 2014 e 2015 per effettuare questa ricostruzione che conferma il modello della materia oscura “fredda”.

Rappresentazione dei neutrini che raggiungono IceCube (Immagine cortesia IceCube Collaboration)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la misurazione delle probabilità che i neutrini vengano assorbiti dalla Terra a seconda della loro energia e della quantità di materia che attraversano. I ricercatori della collaborazione IceCube hanno utilizzato il rivelatore di neutrini in Antartide per capire meglio il comportamento di queste sfuggenti particelle.

Fratture nelle Sirenum Fossae (Immagine ESA/DLR/FU Berlin, CC BY-SA 3.0 IGO)

L’ESA ha pubblicato immagini catturate dalla sua sonda spaziale Mars Express che mostrano l’area di Marte chiamata Sirenum Fossae. La macchina fotografica High Resolution Stereo Camera (HRSC) ha permesso di scattare fotografie di un’area il cui aspetto è stato determinato da un’antica attività vulcanica con la conseguenza che si è formato un sistema di fosse tettoniche chiamate in gergo graben che si estendono per migliaia di chilometri sulla superficie del pianeta rosso.

RSL nel cratere Tivat su Marte (Immagine NASA/JPL-Caltech/UA/USGS)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Geoscience” descrive una ricerca in cui un team di ricercatori sostiene che i segni di flussi di acqua liquida individuati su Marte sono in realtà costituiti da sabbia asciutta. La possibile esistenza di quelle che tecnicamente vengono chiamate RSL (recurring slope lineae), appunto strisce di sabbia bagnata da acqua liquida, era stata annunciata nel settembre 2015 dalla NASA. Nuovi studi dei dati raccolti dalla sonda spaziale MRO (Mars Reconnaissance Orbiter) della NASA potrebbero invece mostrare una situazione diversa.