June 2018

Crab cavity durante il test (Foto cortesia M. Brice/CERN)

Una cerimonia tenuta al CERN con la posa della prima pietra ha segnato l’inizio dei lavori per High Luminosity LHC (HiLumi LHC o semplicemente HL-LHC), il progetto di potenziamento di LHC (Large Hadron Collider), il più grande acceleratore di particelle del mondo. Entro il 2026 le prestazioni di LHC saranno notevolmente potenziate permettendo di aumentare il numero di collisioni nei grandi esperimenti per poter indagare ancor più ai limiti dei fenomeni fisici.

Arp 299A e Arp 299B e l'evento di distruzione mareale

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” descrive la scoperta di una stella distrutta da un buco nero supermassiccio in quello che in gergo viene chiamavo evento di distruzione mareale. Un team di astronomi che include Marco Bondi dell’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) ha usato vari telescopi alla ricerca di supernove in Arp 299, un oggetto generato da due galassie in fase di fusione, ma in un caso hanno finito per accorgersi che il fenomeno in atto non era un’esplosione bensì la distruzione della stella sotto osservazione.

Rappresentazione dei dati raccolti con OSIRIS

Nel corso del 232° convegno dell’American Astronomical Society, un team di ricercatori guidati da Anna Ciurlo della UCLA ha presentato i risultati di una ricerca su quelli che sono stati chiamati oggetti-G (in inglese G-objects). Hanno l’aspetto di nubi di polvere ma si comportano come stelle e si muovono molto velocemente nell’area attorno al buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Usando dati raccolti negli ultimi 12 anni dall’Osservatorio Keck alle Hawaii i ricercatori hanno concluso che si tratta di stelle gonfie, tanto grandi che il buco nero sottrae loro materiali.

Concetto artistico di nanodiamanti in un disco protoplanetario (Immagine cortesia S. Dagnello, NRAO/AUI/NSF)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive la rilevazione di nanodiamanti attorno a tre sistemi stellari neonati nella Via Lattea. Un team di ricercatori guidati dall’astronoma Jane Greaves dell’Università gallese di Cardiff ha usato il Green Bank Telescope (GBT) per osservare il sistema V892 Tau e l’Australia Telescope Compact Array (ATCA) per osservare i sistemi HD 97048 e MWC 297 ottenendo le prime chiare rilevazioni di emissioni anomale di microonde concludendo che i nanodiamanti ne sono la fonte.

Concetto artistico della distribuzione dei fulmini su Giove (Immagine NASA/JPL-Caltech/SwRI/JunoCam)

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Nature” e uno pubblicato su “Nature Astronomy”, descrivono due ricerche sui fulmini gioviani. Un team guidato da Shannon Brown del JPL della NASA ha descritto i modi in cui i fulmini sul pianeta Giove sono analoghi a quelli sulla Terra anche se in qualche modo sono opposti. Un altro team guidato da Ivana Kolmašová della Czech Academy of Sciences di Praga ha creato il più vasto database di emissioni radio a bassa frequenza generate da fulmini su Giove, chiamati in gergo whistler. In entrambi i casi i ricercatori hanno usato dati raccolti dalla sonda spaziale Juno della NASA.