Gli strani oggetti vicini al centro della Via Lattea potrebbero essere stelle gonfie

Rappresentazione dei dati raccolti con OSIRIS
Rappresentazione dei dati raccolti con OSIRIS

Nel corso del 232° convegno dell’American Astronomical Society, un team di ricercatori guidati da Anna Ciurlo della UCLA ha presentato i risultati di una ricerca su quelli che sono stati chiamati oggetti-G (in inglese G-objects). Hanno l’aspetto di nubi di polvere ma si comportano come stelle e si muovono molto velocemente nell’area attorno al buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Usando dati raccolti negli ultimi 12 anni dall’Osservatorio Keck alle Hawaii i ricercatori hanno concluso che si tratta di stelle gonfie, tanto grandi che il buco nero sottrae loro materiali.

Il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea, Sagittarius A* o semplicemente Sgr A*, ha una massa stimata attorno ai 4 milioni di masse solari. L’area attorno ad esso è caotica, soggetta a enormi forze gravitazionali ma è tutt’altro che vuota. Ad esempio, ci sono stelle con una velocità talmente elevata da risentire degli effetti previsti dalla teoria della relatività generale di Albert Einstein. Ci sono anche oggetti più strani, ad esempio nel 2004 venne scoperto il primo di quelli che sono stati chiamati oggetti-G e oggi un team di ricercatori ha offerto una spiegazione alla loro natura.

Nel 2012 un altro oggetto-G è stato scoperto e a quel punto i due sono stati chiamati rispettivamente G1 e G2. Le strane caratteristiche, un po’ da nubi di polvere e un po’ da stelle, ha destato perplessità tra gli astronomi. Le discussioni tra vari team che hanno condotto ricerche su di essi sono andate avanti ma due oggetti erano forse troppo pochi per ottenere una risposta definitiva.

Analizzando i dati raccolti negli ultimi 12 anni usando lo strumento OH-Suppressing Infrared Imaging Spectrograph (OSIRIS) dall’Osservatorio Keck, il team guidato da Anna Ciurlo ha scoperto altri tre oggeti-G, chiamati G3, G4 e G5. L’immagine (cortesia Osservatorio Keck. Tutti i diritti riservati) mostra una rappresentazione tridimensionale dei dati raccolti con lo spettrografo OSIRIS usando un software chiamato OsrsVol (OSIRIS-Volume Display).

Il software è stato sviluppato per separare G3, G4 e G5 dalle emissioni di sottofondo e permettere di seguire i loro movimenti e comportamenti nel moto attorno a Sagittarius A*. L’analisi dei dati ha portato alla conclusione che si tratta di stelle gonfie che sono diventate così grandi che le forze di marea esercitate da Sagittarius A* sono in grado di strappare materiali dalla loro atmosfera quando si avvicinano al buco nero. Esse però hanno un nucleo stellare con una massa sufficiente a rimanere intatta.

I ricercatori si sono chiesti come mai quelle stelle siano così grandi da poter essere scambiate per nubi di polvere. Un’ipotesi è che siano il risultato di una fusione tra stelle che in origine formavano sistemi binari. Normalmente in questi casi le due compagne orbitano l’una attorno all’altra ma l’interferenza gravitazionale di Sagittarius A* potrebbe aver destabilizzato quell’equilibrio. L’energia generata dalla fusione potrebbe aver fatto gonfiare quelle stelle.

Per ora questa è un’ipotesi e serviranno ulteriori studi per capire se sia quella corretta. Le osservazioni saranno particolarmente interessanti quando gli oggetti-G saranno più vicini a Sagittarius A* ma ciò avverrà nel corso dei prossimi decenni. C’è tutto il tempo per condurre molte ricerche, anche con gli strumenti di prossima generazione, per studiare l’area più estrema della Via Lattea.

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