June 2018

Concetto artistico di OJ 287

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive una ricerca su un blazar, un tipo di nucleo galattico attivo, conosciuto come OJ 287. Un team di ricercatori guidato da Silke Britzen del Max Planck Institute for Radio Astronomy (MPIfR) di Bonn, in Germania, ha studiato questo blazar, che era conosciuto da tempo e aveva lasciato perplessi gli astronomi per le variazioni di luminosità. La causa potrebbe essere nella presenza di due buchi neri oppure da un disco di accrescimento disallineato.

La galassia ESO325-G004 e l'annello di Einstein (Immagine ESO, ESA/Hubble, NASA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” descrive la più precisa verifica della teoria della relatività generale di Albert Einstein al di fuori della Via Lattea. Un team di ricercatori guidato da Thomas Collett dell’Istituto di Cosmologia e Gravitazione dell’Università britannica di Portsmouth ha usato dati raccolti dal telescopio spaziale Hubble e dal VLT dell’ESO per osservare un effetto di lente gravitazionale, una delle previsioni relativistiche, creato dalla galassia ESO325-G004. I due strumenti hanno fornito dati separati che, confrontati, hanno confermato la correttezza della teoria.

Schema della scoperta dei barioni nel gas intergalattico

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la scoperta della materia ordinaria nell’universo che era ancora mancante all’appello. Un team di ricercatori guidato da Fabrizio Nicastro dell’INAF di Roma ha scoperto quella che tecnicamente viene chiamata materia barionica dopo averla cercata per quasi vent’anni usando il telescopio spaziale XMM-Newton dell’ESA tenendo sotto ossservazione il quasar 1ES 1553+113 fino a trovare le tracce di barioni nascosti nel materiale caldo e gassoso presente tra le galassie.

La galassia 6dFGS gJ215022.2-055059 e il candidato buco nero di massa intermedia

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive la scoperta del miglior candidato trovato finora per un tipo di buco nero che per molto tempo è stato elusivo. Un team di ricercatori guidato da Dacheng Lin dello Space Science Center dell’Università del New Hampshire ha usato osservazioni effettuate da una serie di telescopi per individuare i brillamenti a varie lunghezze d’onda emessi nell’area vicina a un buco nero di massa intermedia mentre stava distruggendo una stella vicina in quello che in gergo viene chiamato evento di distruzione mareale.

La Formazione delle Medusae Fossae vista dal Mars Odyssey. Marte basato sui dati dello strumento MOLA (Immagine NASA / Chmee2)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Journal of Geophysical Research: Planets” descrive una ricerca sulla Formazione delle Medusae Fossae su Marte. Un team di ricercatori coordinati dalla Johns Hopkins University ha analizzato questa formazione geologica trovando la sua possibile origine in eruzioni vulcaniche esplosive che oltre tre miliardi di anni fa espulsero cenere, roccia e gas. Potrebbe aggiungere informazioni importanti dati sull’interno di Marte e sul suo passato.