44 esopianeti rilevati dal telescopio spaziale Kepler confermati in un colpo solo

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” descrive la conferma di 44 esopianeti che fanno parte di un gruppo originale di 72 candidati rilevati dal telescopio spaziale Kepler della NASA. Un team di ricercatori guidato da John Livingston dell’Università giapponese di Tokyo ha utilizzato dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia dell’ESA e da telescopi al suolo negli USA per confermare l’esistenza di 44 esopianeti in una sola volta e scoprire alcune delle loro caratteristiche. Essi ne includono 16 con un raggio inferiore al doppio di quello della Terra.

Nel corso di ormai oltre 9 anni di missione con l’ultima estensione della missione K2 decisa nel 2016, il telescopio spaziale Kepler ha portato finora alla scoperta di oltre 2.600 esopianeti. Molti candidati sono ancora in attesa delle verifiche del caso: in alcuni casi molto speciali una nuova tecnica statistica ha permesso di verificare molti candidati in un colpo solo, come i 715 annunciati nel febbraio 2014, ma generalmente vengono condotte altre osservazioni o almeno cercati dati negli archivi di altri telescopi per verificare pochi esopianeti alla volta. In questo caso però 44 esopianeti di vari tipi sono stati verificati in un colpo solo.

Nel corso della missione K2, il telescopio spaziale Kepler ha condotto una serie di campagne concentrando le osservazioni di volta in volta su una piccola area del cielo. Tra il 6 luglio e il 20 settembre 2016 ha condotto la Campagna 10 (C10) in cui ha osservato migliaia di stelle alla ricerca di transiti, le tracce del passaggio di esopianeti in fronte ad esse. 72 tracce sono state esaminate dal team di John Livingston usando dati delle osservazioni di telescopi al suolo e della sonda spaziale Gaia, un telescopio spaziale molto particolare perché ha il compito di creare mappe del cielo con tutti gli oggetti che riesce a individuare.

La quantità di dati ottenuta ha permesso di confermare l’esistenza di 44 dei candidati esaminati. Si tratta di esopianeti molto vicini alle loro stelle, più vicini di quanto Mercurio lo sia al Sole. L’immagine (cortesia John Livingston) mostra uno schema di questi esopianeti con una riproduzione, seppur approssimativa, della loro dimensione, delle loro orbite con quella di Mercurio come paragone e con le temperature stimate sulla loro superficie.

John Livingston ha citato i 4 esopianeti più vicini alle loro stelle, il cui anno dura meno di un giorno terrestre: K2-131 b, K2-156 b, K2-223 b e K2-229 b. Sono chiamati pianeti con periodo ultra-corto e finora erano una rarità perciò è stato sorprendente trovarne 4 in un colpo solo anche in un gruppo numeroso.

C’è un interesse particolare nei confronti degli esopianeti con periodo ultra-corto perché secondo i modelli correnti di formazione planetaria non è possibile che essi si siano formati così vicini alle loro stelle. L’ipotesi più probabile è che si siano formati a una distanza maggiore e poi si siano avvicinati seguendo meccanismi di migrazione anch’essi in fase di studio. È possibile che in origine i pianeti con periodo ultra-corto di tipo roccioso fossero dei mini-Nettuno la cui atmosfera è stata spazzata via dalla loro stella quando vi si sono avvicinati. Scorprirne altri 4 potrebbe aiutare a capirne meglio l’origine e l’evoluzione.

John Livingston ha anche sottolineato il fatto che dei 44 esopianeti confermati ben 16 sono piccoli, con un raggio inferiore al doppio di quello della Terra. I più piccoli sono al limite della dimensione minima degli esopianeti rilevabili perciò i ricercatori possono essere soddisfatti. 18 tra gli esopianeti verificati sono in sistemi multipianeta.

Questo studio ha già dato buoni frutti e gli esopianeti confermati potranno essere oggetto di altre osservazioni individuali. Tuttavia, ci sono altri 27 tra i candidati che probabilmente sono veri pianeti ma richiedono altri controlli specifici per confermarne l’esistenza perciò la ricerca continua.

Nel frattempo, il telescopio spaziale Kepler sta arrivando alla fine della sua missione perché sta finendo il propellente che gli permette di compiere alcune manovre indispensabili. Questo cacciatore di pianeti ha rappresentato un successo straordinario e il suo successore, il telescopio spaziale TESS della NASA, è già nello spazio e sta iniziando una nuova missione con ottime prospettive.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *