Forse la Via Lattea è morta e rinata nel corso della sua storia

Vista panoramica della Via Lattea (Immagine ESO/S. Brunier)
Vista panoramica della Via Lattea (Immagine ESO/S. Brunier)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca sulla formazione stellare nella Via Lattea. Secondo Masafumi Noguchi della Tohoku University ci sono stati due periodi di formazione stellare separati da ben 2 miliardi di anni. In sostanza, la nostra galassia ebbe un primo periodo in cui era vitale per poi morire e dopo circa 2 miliardi di anni riprendere a formare stelle in una sorta di seconda vita. Secondo questa teoria, durante quel periodo di morte il gas presente nella Via Lattea si è arricchito di ferro, il motivo per cui stelle come il Sole ne hanno una quantità maggiore rispetto ad altre.

Avishai Dekel della Hebrew University ha recentemente proposto la teoria chiamata dell’accrescimento da flusso freddo in cui una galassia cresce raccogliendo gas attorno ad essa nel corso della sua formazione ma ciò può avvenire in due fasi separate da un lungo periodo di stasi. L’idea è stata suggerita da altri ricercatori come Yuval Birnboim per galassie massicce ma secondo Masafumi Noguchi è possibile applicarla anche alla Via Lattea.

Nella ricostruzione proposta da Masafumi Noguchi, 13 miliardi di anni fa nacque la Via Lattea e il gas freddo che la formò cominciò a dar vita alle prime stelle. Questa prima generazione è ricca di quelli che vengono chiamati elementi alfa come ossigeno, magnesio e silicio generati in supernove di tipo II con il loro breve ciclo di vita e dispersi nello spazio. Quella formaazione stellare si è fermata circa 7 miliardi di anni fa a causa di onde d’urto cosmico che hanno scaldato il gas in modo tale da non permettergli più di raggrumarsi.

Per 2 miliardi di anni non si formarono nuove stelle ma quelle esistenti continuarono il loro ciclo e alcune con un ciclo lungo esplosero in supernove di tipo Ia disperdendo nello spazio elementi come il ferro. Il gas, che nel frattempo si era raffreddato, riprese a formare nuove stelle ricche di quell’elemento nella seconda vita della Via Lattea.

L’immagine in basso (Cortesia M. Noguchi, Nature, M. Haywood et al. A&A, 589, 66 (2016), ESO) mostra i due stadi di formazione stellare nella Via Lattea secondo questa teoria. Nell’illustrazione in alto, blu (freddo) e rosso (caldo) indicano il gas. La mappa dei colori nel pannello in basso mostra la distribuzione della composizione di elementi delle stelle calcolata dal modello di Masafumi Noguchi con la linea viola che indica come la composizione di elementi del gas cambi nel tempo. I contorni sovrapposti mostrano la distribuzione delle stelle nel vicinato solare osservate dallo spettroscopio APOGEE all’Apache Point Observatory.

Questo modello potrebbe essere valido anche per la galassia di Andromeda mentre nelle galassie nane o comunque ben più piccole della Via Lattea le stelle si sono formate in modo continuo. Saranno necessari altri studi per cercare di capire se la teoria proposta da Masafumi Noguchi sia corretta e quale sia il limite minimo nelle dimensioni di una galassia affinché quel modello sia applicabile. Se si rivelerà corretta, si tratterà di un importante passo in avanti nello studio dell’evoluzione delle galassie.

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