Una nuova vista dell’ammasso galattico Abell 370 offerta dal programma BUFFALO

L'ammasso Abell 370 (Immagine NASA, ESA, A. Koekemoer, M. Jauzac, C. Steinhardt, and the BUFFALO team)
L’ammasso Abell 370 (Immagine NASA, ESA, A. Koekemoer, M. Jauzac, C. Steinhardt, and the BUFFALO team)

Sono state pubblicate le prime osservazioni del telescopio spaziale Hubble nel nuovo progetto BUFFALO, che ha lo scopo di far luce sull’evoluzione delle prime galassie dell’universo, anche per stabilire gli obiettivi più interessanti per le osservazioni del telescopio spaziale James Webb. L’ammasso galattico Abell 370 è il primo a essere oggetto di studio per questa nuova indagine assieme a una serie di galassie viste attraverso lenti gravitazionali.

Il programma BUFFALO (Beyond Ultra-deep Frontier Fields And Legacy Observations) è una continuazione di un programma precedente, Frontier Fields, un’indagine compiuta tra il 2013 e il 2017 con lo scopo di ottenere le osservazioni più approfondite dell’universo sfruttando gli effetti di lente gravitazionale di sei ammassi galattici per esplorare regioni più distanti. Quegli ammassi galattici sono stati scelti perché possono aiutare a trovare altri oggetti più lontani che normalmente sarebbero invisibili o quasi ma la loro luce viene curvata dall’enorme massa degli ammassi, che agiscono come se fossero lenti di ingrandimento.

Distante circa 4 miliardi di anni luce dalla Terra e composto da parecchie centinaia di galassie, l’ammasso Abell 370 è ben conosciuto da questo punto di vista grazie ai precedenti studi compiuti usando vari telescopi. Nel 2002 la galassia remota HCM-6A venne scoperta utilizzando il telescopio Keck nelle Hawaii proprio grazie a quell’effetto di lente gravitazionale e all’epoca era la più lontana scoperta essendo a 12,8 miliardi di anni luce dalla Terra. Nel 2009, il telescopio spaziale Hubble ha permesso di scoprire un’altra galassia a spirale la cui immagine veniva distorta in immagini multiple da parte di Abell 370 che è stata soprannominata “il drago”, visibile al centro dell’immagine.

Il telescopio spaziale Hubble rimane in prima linea per quanto riguarda questo tipo di studi sfruttando l’esperienza accumulata nel corso degli anni, in particolare con il programma Frontier Fields. Altri telescopi spaziali e al suolo sono stati utilizzati ripetutamente per osservazioni nello spazio profondo degli ammassi galattici studiati in quel programma portando a nuove scoperte che a loro volta hanno contribuito ad aprire la via alle nuove osservazioni di Hubble.

Al programma BUFFALO sono state dedicate 101 orbite, corrispondenti a 160 ore di tempo di osservazione dei sei ammassi galattici selezionati. Si tratta di un tempo di utilizzo molto lungo di uno strumento che moltissimi astronomi vorrebbero sfruttare. Le nuove osservazioni si concentrano sulle regioni attorno agli ammassi galattici con un campo visivo più ampio e una maggior efficienza nella rilevazione di galassie più lontane.

Le nuove osservazioni del programma BUFFALO permetteranno anche di migliorare la mappatura degli ammassi galattici studiati. Si tratta di una mappatura tridimensionale che riguarda materia ordinaria ma anche materia oscura, un’ulteriore conferma dell’importanza di questo tipo di indagini dato che aiuterà a testare i modelli riguardanti la materia oscura e quelli alternativi proposti da chi ritiene che essa non esista.

In sostanza, la pubblicazione delle immagini ottenute dal programma BUFFALO è solo il risultato più immediato, che è spettacolare ma rappresenta il punto di partenza di una nuova fase di studio. Con i ritardi accumulati nella costruzione e preparazione del telescopio spaziale James Webb ci vorranno anni per apprezzare tutti gli sviluppi dei programmi Frontier Fields e BUFFALO.

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