Tempeste di sabbia su Titano, la più grande luna di Saturno

Titano visto da Cassini (Immagine NASA/JPL-Caltech/University of Arizona/University Paris Diderot/IPGP)
Titano visto da Cassini (Immagine NASA/JPL-Caltech/University of Arizona/University Paris Diderot/IPGP)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Geoscience” riporta le prove della presenza di tempeste di sabbia nelle regioni equatoriali di Titano, la più grande delle lune di Saturno. Un team di ricercatori ha analizzato dati raccolti dalla sonda spaziale Cassini per trovare quelle prove che rendono Titano il terzo oggeto nel sistema solare dove sono state scoperte tempeste di sabbia dopo la Terra e Marte. Si tratta di un’ulteriore similitudine tra Titano e la Terra.

La missione della sonda spaziale Cassini è terminata il 15 settembre 2017 con la sua distruzione nell’atmosfera del pianeta Saturno, ma l’enorme quantità di dati raccolti nel corso degli anni passati a esaminare il gigante gassoso e le sue lune continua a essere studiata. Titano era fin dalla fase di progetto della missione uno degli obiettivi principali perché erano già state notate caratteristiche interessanti ed era stata ipotizzata un’attività chimica o addirittura biochimica, anche se ben diversa da quella esistente sulla Terra.

Una serie di passaggi ravvicinati a Titano da parte della sonda spaziale Cassini ha permesso di scoprire nel corso degli anni molto su questa luna che per tanti versi sembra una versione più piccola e soprattutto molto più fredda della Terra con temperature sulla superficie attorno ai -180° C con la conseguenza che i suoi fiumi, laghi e mari sono pieni di metano ed etano liquidi invece che di acqua.

Cicli stagionali, nubi, dune, piogge e altro su Titano lo rendono stranamente familiare e ora un team di ricercatori guidato dall’astronomo Sebastien Rodriguez della Université Paris Diderot, in Francia, ha portato le prove di un altro ciclo analogo a quello terrestre, quello della sabbia.

Inizialmente, quando i ricercatori hanno scoperto tre aree equatoriali di Titano con una luminosità agli infrarossi fuori dal normale in immagini scattate dalla sonda spaziale Cassini nel 2009, il loro primo pensiero è stato che si trattasse di nubi di metano. Ulteriori indagini hanno rivelato che si tratta di qualcosa di ben diverso.

Il dottor Sebastien Rodriguez ha spiegato che nubi di metano in quell’area nel periodo dell’equinozio su Titano sono impossibili secondo le nostre conoscenze della loro formazione. Tali nubi conterrebbero grosse gocce e dovrebbero essere a un’altitudine elevata, ben superiore ai 10 chilometri circa a cui sono state individuate le aree luminose.

Ulteriori indagini hanno permesso di eliminare la possibilità che si trattasse di una pioggia di metano congelato o di lava di ghiaccio sulla superficie di Titano ma quelle aree dovevano essere nell’atmosfera. Dato che erano proprio sopra un campo di dune sull’equatore di Titano, la spiegazione rimanente è che si tratta di nubi di sabbia sollevata dalle dune. Nello specifico, si tratta della cosiddetta sabbia organica, che si forma quando molecole organiche formate dall’interazione della luce solare con il metano divengano abbastanza grandi da ricadere sulla superficie.

Devono esserci forti venti per sollevare quella sabbia creando un ciclo in cui essa viene trasportata a distanze notevoli. Ciò è stato osservato solo sulla Terra e su Marte. Lo studio delle immagini di Titano ha mostrato tre casi in cui tra il 2009 e il 2010 risultano aree con le caratteristiche di tempeste di sabbia.

Queste scoperte su Titano non dovrebbero essere più una sorpresa dato che è noto da tempo che quella luna è attiva nonostante le bassissime temperature. La sua atmosfera è di gran lunga la più densa tra le lune del sistema solare e ciò rende possibili una serie di cicli legati al tempo atmosferico e molto altro. Per questo motivo, i dati raccolti dalla sonda spaziale Cassini potrebbero rivelare ancora altre caratteristiche più o meno sorprendenti.

Concetto artistico di tempesta di sabbia su Titano (Immagine NASA/ESA/IPGP/Labex UnivEarthS/University Paris Diderot)
Concetto artistico di tempesta di sabbia su Titano (Immagine NASA/ESA/IPGP/Labex UnivEarthS/University Paris Diderot)

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