Una sequenza di immagini mostra il moto dell’esopianeta Beta Pictoris b

Beta Pictoris b (Immagine ESO/Lagrange/SPHERE consortium)
Beta Pictoris b (Immagine ESO/Lagrange/SPHERE consortium)

L’ESO ha pubblicato una composizione di immagini che mostrano l’esopianeta Beta Pictoris b mentre orbita attorno alla sua stella. Esso era stato scoperto nel 2008 utilizzando lo strumento NACO montato sul VLT in Cile e il team guidato dalla dottoressa Anne-Marie Lagrange che lo scoprì ha continuato a studiarlo alcuni anni dopo utilizzando lo strumento SPHERE, che nel frattempo era stato montato anch’esso sul VLT. I ricercatori l’avevano perso di vista quando si era avvicinato all’alone della sua stella troppo per essere visibile da qualsiasi strumento attuale ma è tornato a essere visibile nel settembre 2018.

Distante circa 63 anni luce dalla Terra, l’esopianeta Beta Pictoris b orbita attorno alla sua stella, la quale è circa il 75% più grande e massiccia del Sole, in un’orbita molto simile a quella di Saturno. Quel sistema è molto giovane in termini astronomici e l’esopianeta ha una massa che è parecchie volte quella di Giove anche se le stime effettuate nel corso degli anni sono abbastanza diverse. Secondo una stima riportata sulla rivista “Nature Astronomy” nell’agosto 2018 combinando dati raccolti dai satelliti Hipparcos e Gaia, la sua massa è tra 9 e 13 volte quella di Giove.

Le caratteristiche dell’esopianeta Beta Pictoris b lo rendono adatto a essere fotografato direttamente con strumenti sviluppati almeno in parte a questo scopo. Lo strumento NACO (NAOS + CONICA, Nasmyth Adaptive Optics System + Near-Infrared Imager and Spectrograph) montato sul Very Large Telescope (VLT) lo fotografò nel 2003 ma solo successivi sistemi di elaborazione delle immagini permisero di notare la sua presenza nel 2008. Nel 2013 è stato fotografato durante i test di un altro strumento, il Gemini Planet Imager (GPI) montato sul telescopio Gemini South in Cile, entrato poi ufficialmente in funzione nel gennaio 2014.

Quando lo strumento SPHERE è stato attivato, nel giugno 2014, i ricercatori hanno usato anche quello per osservare l’esopianeta Beta Pictoris b a partire dal dicembre di quell’anno. Per circa due anni hanno monitorato la sua orbita ma successivamente si è avvicinato troppo all’alone della sua stella perché qualsiasi strumento odierno riuscisse a distinguerlo da essa. Solo nel settembre 2018 Beta Pictoris b si è allontanato dalla sua stella abbastanza da tornare visibile.

L’impossibilità di distinguere un pianeta non abbastanza lontano da una stella rappresenta un limite per strumenti come SPHERE o GPI ma per i pianeti visibili rappresentano comunque un importante aiuto per gli astronomi. Ciò perché essi permettono di studiare quegli esopianeti in modo più approfondito e continuo, proprio come nel caso di Beta Pictoris b, per capire meglio le loro caratteristiche.

Esistono altri strumenti analoghi come la WIRCam (Wide-field InfraRed Camera) montata sul Canada-France-Hawaii Telescope (CFHT) e nel luglio 2018 è stata annunciata la scoperta dell’esopianeta 2MASS J0249-0557 c, la cui analisi spettroscopica ha rivelato caratteristiche molto simili a quelle di Beta Pictoris b. Gli scopritori hanno teorizzato che i loro sistemi siano nati nella stessa culla stellare per poi allontanarsi l’uno dall’altro. I due pianeti sono simili ma 2MASS J0249-0557 c orbita attorno a una coppia di nane brune e non a una stella normale.

Questi sono tra i risultati dell’uso di strumenti per fotografare direttamente esopianeti. I primi pianeti fuori dal sistema solare sono stati scoperti negli anni ’90 perciò il loro studio costituisce un ramo dell’astronomia ancora nuovo e in forte espansione. La possibilità di seguire il moto di un esopianeta come Beta Pictoris b è una delle frontiere in questo tipo di studi.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *