2018

Orione A (Immagine cortesia NSF/S. Kong, J. Feddersen, H. Arce & CARMA-NRO Orion Survey team)

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal Supplement Series” descrive i risultati della CARMA-NRO Orion Survey, una mappatura ad alta risoluzione della nube molecolare chiamata Orione A, una delle due gigantesche nubi molecolari nel complesso nebuloso molecolare di Orione. Un team di astronomi ha combinato le osservazioni dei radiotelescopio CARMA e NRO per mappare le stelle ma anche i movimenti del gas all’interno della nube.

La Nebulosa Formica (Immagine NASA, ESA and the Hubble Heritage Team (STScI/AURA))

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive la scoperta di emissioni laser nella Nebulosa Formica. Un team di astronomi ha usato osservazioni effettuate con l’osservatorio spaziale Herschel dell’ESA per rilevare un fenomeno molto raro collegato alla morte di una stella. Esso suggerisce la presenza di un sistema stellare binario nel cuore della nebulosa.

L'ammasso galattico MACS J1149.5+2223 e nel riquadro la galassia MACS1149-JD1

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la scoperta delle tracce di ossigeno più distanti mai rilevate. Un team di astronomi ha utilizzato il radiotelescopio ALMA e il telescopio VLT dell’ESO per osservare la galassia MACS1149-JD1, dove ci sono tracce di formazione stellare circa 250 milioni di anni dopo il Big Bang, un’epoca davvero remota in cui finora c’erano solo alcuni indizi di una possibile formazione stellare.

Esempio di quasar (Immagine ESA/Hubble & NASA)

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “Publications of the Astronomical Society of Australia” descrive la scoperta del buco nero supermassiccio che sta crescendo più velocemente. Un team di astronomi dell’Australian National University (ANU) ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia dell’ESA, dal telescopio spaziale WISE della NASA e del telescopio SkyMapper presso il Siding Spring Observatory dell’ANU per trovarlo. Si tratta di un quasar, uno degli oggetti più luminosi dell’universo ma è distante oltre 12 miliardi di anni luce dalla Terra. Inghiotte l’equivalente della massa del Sole ogni due giorni circa.

Illustrazione di Giove, Europa, le linee di campo magnetico e la sonda spaziale Galileo (Immagine NASA/JPL-Caltech/Univ. of Michigan)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive un nuovo esame di dati riguardanti Europa, una delle grandi lune di Giove, raccolti nel 1997 dalla sonda spaziale Galileo della NASA. Un team di ricercatori ha usato nuovi modelli informatici per interpretare un’anomalia nel campo magnetico attorno a Europa che era rimasta inspiegata. Il risultato del nuovo esame è che l’anomalia è stata generata da pennacchi di vapore acqueo contenenti vari composti, una nuova prova della loro esistenza.