È un successo la prima raccolta di campioni del suolo dell’asteroide Ryugu

L'area L08-E1 dell'asteroide Ryugu toccata da Hayabusa 2 (Immagine cortesia JAXA)
L’area L08-E1 dell’asteroide Ryugu toccata da Hayabusa 2 (Immagine cortesia JAXA)

Poche ore fa la sonda spaziale giapponese Hayabusa 2 ha toccato il suolo dell’asteroide Ryugu per raccogliere alcuni campioni di regolite, lo strato superficiale del suolo, che verranno trasportati sulla Terra. Si tratta del primo tentativo dei tre possibili e ora l’agenzia spaziale giapponese JAXA dovrà valutare se cercare un’altra area sull’asteroide e procedere con un secondo tentativo.

La sonda spaziale Hayabusa 2 ha raggiunto l’asteroide Ryugu tra il 26 e il 27 giugno 2018. Nei mesi successivi c’è stata un’attività lenta ma importante con lo studio a distanza di Ryugu, l’entrata in orbita attorno ad esso e l’atterraggio di alcuni piccoli rover chiamati Minerva e del lander Mascot. Tutto ciò ha permesso di cominciare a capire le caratteristiche di quest’asteroide, comprese quelle del suolo per trovare le aree più adatte ai tentativi di contatto con il suolo, in gergo touchdown, per il prelievo dei campioni.

La superficie dell’asteroide Ryugu non è quella prevista. L’idea era che fosse coperta di polvere, invece è risultata ghiaiosa, come mostra il breve video pubblicato su Twitter dalla JAXA. Sul suolo ci sono anche molte rocce che rendono la discesa della sonda spaziale Hayabusa 2 particolarmente pericolosa. Per questo motivo ci è voluto più tempo del previsto per trovare un’area ritenuta adatta al primo tentativo ma finalmente la manovra è stata compiuta.

La forza di gravità dell’asteroide Ryugu è molto debole ma va comunque tenuta in considerazione. La manovra di discesa della sonda spaziale Hayabusa 2 è durata molte ore ed è stata condotta a una velocità ridottissima: iniziata a quasi un metro al secondo, è stata ridotta a dieci centimetri al secondo nella fase finale. Non è esatto parlare di atterraggio perché il contatto con il suolo è durato solo il tempo per sparare un proiettile nel suolo e cercare di raccogliere campioni di regolite espulsi, sperando che il suolo non fosse troppo duro per frammentarsi, per poi risalire.

La JAXA ha confermato che le operazioni sono andate come previsto, tuttavia la sonda spaziale Hayabusa 2 non ha sensori in grado di misurare l’effettiva cattura di campioni di regolite. Ora sarà necessario decidere se procedere con altri prelievi di campioni in altre aree, che dipenderanno dalle valutazioni del rischio, che saranno determinate dalle condizioni del suolo. Il suolo dell’asteroide Ryugu si è rivelato insidioso per la presenza di rocce ma ogni prelievo aumenta le possibilità di raccogliere qualcosa di particolarmente interessante per capire la struttura di Ryugu e magari se l’acqua sulla Terra sia arrivata anche da asteroidi di questo tipo.

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