La formazione del sistema di Orion Source I ha punti di contatto con quella del sistema solare


Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la mappatura del monossido di alluminio in una nube attorno alla giovane stella Orion Source I. Un team guidato da Shogo Tachibana dell’università di Tokyo ha usato il radiotelescopio ALMA per studiare il disco protoplanetario attorno alla stella scoprendo quella molecola in una nube di limitata distribuzione, il che suggerisce che nella sua forma gassosa essa condensa rapidamente per formare granelli solidi. Si tratta di una scoperta interessante perché il monossido di alluminio è stato scoperto in meteoriti come quello conosciuto come meteorite Allende e ciò suggerisce che vi siano punti in comune tra la storia del sistema solare e quella del sistema di Orion Source I.

Conosciuta anche come Orion SrcI oppure Orion KL Source I perché è stata scoperta all’interno della Nebulosa di Kleinmann-Low, la stella Orion Source I è a circa 1.400 anni luce dalla Terra, una delle stelle nate nella Nube Molecolare di Orione I, una delle nubi che compongono il complesso della Nebulosa di Orione. Il radiotelescopio ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array), inaugurato nel marzo 2013, è già stato usato più volte per studiare il suo sistema ancora in fase di formazione dove nel febbraio 2019 sempre su “The Astrophysical Journal” è stata riportata la scoperta di sali.

Lo studio di giovanissime stelle ancora circondate da un disco protoplanetario nel quale possono formarsi nuovi pianeti è sempre interessante perché può fornire nuovi indizi sui processi che sono avvenuti anche nel sistema solare oltre quattro miliardi e mezzo di anni fa ma stavolta la connessione è un po’ più stretta. Gli astronomi studiano anche i meteoriti perché sono considerati fossili che possono fornire informazioni sulle condizioni esistenti nelle primissime fasi di vita del sistema solare e in alcuni di essi sono state trovate anche tracce di monossido di alluminio (AlO). Tra di essi c’è quello conosciuto come meteorite Allende, che racchiude le cosiddette CAI (calcium-aluminium-rich inclusions), minuscole inclusioni ricche di calcio e alluminio che secondo una ricerca pubblicata nell’ottobre del 2013 potrebbero essere i resti di una supernova.

L’immagine in alto (2019 The Astrophysical Journal / Shogo Tachibana et. al) illustra la mappa delle emissioni di monossido di alluminio a 497 GHz a sinistra e a 650 GHz a destra attorno alla stella Orion Source I. Essa indica che è limitata a una regione specifica, quella in uscita dal disco protoplanetario. Ciò suggerisce che quella molecola fosse inizialmente sotto forma gassosa per poi condensarsi in granelli solidi simili a quelli scoperti sotto forma di inclusioni in vari meteoriti come Allende.

È la prima volta che la distribuzione di monossido di alluminio viene scoperta attorno a una giovane stella e ciò rende il sistema di Orion Source I ancor più interessante. Shogo Tachibana ha spiegato che questi risultati ci permettono di porre vincoli più stretti sulle ipotesi che descrivono la nostra evoluzione stellare ma c’è ancora molto lavoro da fare. Lui e il suo team infatti intendono esplorare gas e molecole solide attorno ad altre stelle per raccogliere dati utili per rifinire ancora i modelli relativi al sistema solare. Strumenti come ALMA sono ottimi per scoprire queste molecole e aiutarci a ricostruire i processi che hanno portato alla formazione del sistema solare tramite lo studio di altri sistemi ancora in formazione.

Il disco che circonda la stella Orion Source I e la nube molecolare di Orione I (Immagine ALMA (NRAO/ESO/NAOJ); NRAO/AUI/NSF; Gemini Observatory/AURA)
Il disco che circonda la stella Orion Source I e la nube molecolare di Orione I (Immagine ALMA (NRAO/ESO/NAOJ); NRAO/AUI/NSF; Gemini Observatory/AURA)

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