Missione CRS-17 compiuta: la navicella spaziale Dragon di SpaceX è tornata sulla Terra

Il cargo spaziale Dragon lascia la Stazione Spaziale Internazionale per concludere la missione CRS-17 (Immagine NASA)
Il cargo spaziale Dragon lascia la Stazione Spaziale Internazionale per concludere la missione CRS-17 (Immagine NASA)

Poche ore fa la navicella spaziale Dragon di SpaceX ha concluso la sua missione CRS-17 (Cargo Resupply Service 17) per conto della NASA ammarando senza problemi nell’Oceano Pacifico a poco più di 325 km dalle coste della California. La Dragon aveva lasciato la Stazione Spaziale Internazionale qualche ora fa, nella notte italiana.

Poco dopo l’ammaraggio, le navi di SpaceX sono andate a recuperare la Dragon per trasportarla fino alla costa. I carichi riportati sulla Terra verranno consegnati alla NASA entro 48 ore circa. La navicella spaziale Dragon aveva raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale il 6 maggio 2019.

La navicella spaziale Dragon ha riportato sulla Terra oltre 1.900 kg di carichi vari tra la sezione pressurizzata e quella non pressurizzata che includono campioni biologici e vari esperimenti scientifici. Parte dei campioni è invece contenuta nei freezer perché è necessario mantenerli a basse temperature.

SpaceX è l’unica azienda americana ad avere una navicella spaziale in grado di riportare sulla Terra carichi intatti perciò le missioni della Dragon sono davvero importanti per la NASA. Campioni prodotti durante tanti degli esperimenti condotti sulla Stazione Spaziale Internazionale possono richiedere analisi approfondite possibili solo in laboratori specializzati sulla Terra.

Ricerche mediche, altre ricerche biologiche ed esperimenti di altri tipi vengono compiuti sulla Stazione. Quando è necessario riportare qualcosa sulla Terra i carichi più piccoli possono essere trasportati assieme agli astronauti sulle navicelle Soyuz ma il loro volume complessivo richiede un cargo spaziale in grado di riportarli sulla Terra.

Tra gli esperimenti medici condotti recentemente che richiedono di riportare i risultati sulla Terra c’è il Biophysics-6, che riguarda la produzione di proteine interessanti nei trattamenti contro forme di cancro e nella protezione contro radiazioni. In microgravità alcune proteine possono crescere maggiormente e con minori imperfezioni.

L’esperimento biologico Microalgae Biosynthesis in Microgravity (MicroAlgae) studia gli effetti della microgravità su un’alga della specie Haematococcus pluvialis, che produce un potente antiossidante chiamato astaxantina che potrebbe costituire un ottimo integratore per gli astronauti. Se quest’alga può crescere normalmente nello spazio l’integratore verrebbe prodotto direttamente dagli astronauti.

Il 23 maggio 2019 la tecnica genetica CRISPR/Cas9, che in questi anni è diventata molto usata, è stata utilizzata per la prima volta nello spazio per modificare un genoma nell’esperimento Genes in Space 6. Fa parte degli esperimenti per capire il funzionamento dei meccanismi di riparazione del DNA nello spazio.

La prossima missione di rifornimento per il cargo spaziale Dragon potrebbe cominciare nel luglio 2019 anche se le date dei lanci sono sempre approssimative. Per il momento c’è da verificare che i campioni e gli esperimenti siano tornati sulla Terra senza danni.

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