Un lampo gamma del 2016 potrebbe essere stato originato da una fusione di stelle di neutroni


Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio sul lampo gamma di breve durata catalogato come GRB160821B in cui viene mostrato che le sue caratteristiche corrispondono a quelle della fusione di stelle di neutroni osservate sia alle onde elettromagnetiche che alle onde gravitazionali il 17 agosto 2017. Un team di ricercatori guidati da Eleonora Troja dell’Università del Maryland che include anche alcuni ricercatori associati all’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) ha usato dati raccolti da vari telescopi per confrontare i due eventi e quello del 2016 è stato osservato fin dalle prime ore fornendo nuove informazioni sulla fase iniziale di quella che viene chiamata kilonova.

L’evento catalogato come GW170817 rilevato alle onde gravitazionali dall’esperimento LIGO e successivamente alle onde elettromagnetiche da molti telescopi ha segnato la storia dell’astronomia multimessaggero e continua a essere in vari modi un punto di riferimento per gli astronomi. Assieme al rilevatore VIRGO, la collaborazione LIGO continua a cercare altri eventi del genere ma c’è anche chi è andato a riesaminare i dati raccolti dopo la rilevazione di lampi gamma di breve durata analoghi a quello associato alla kilonova.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” nell’ottobre 2018 riportava un’analisi del lampo gamma catalogato come GRB150101B da parte del team guidato da Eleonora Troja, una ricercatrice dell’Università del Maryland e della NASA. Ora alcuni membri di quel team assieme ad altri collaboratori hanno riesaminato i dati relativi a un altro lampo gamma, quello catalogato come GRB160821B. L’immagine animata (NASA/ESA/E. Troja) mostra quest’evento nel corso di 10 giorni.

Nel caso del lampo gamma GRB160821B, l’osservatorio spaziale Swift della NASA fu il primo a rilevare quell’evento, essendo una missione che ha proprio lo scopo di studiare i lampi gamma. Successivamente, altri telescopi spaziali e al suolo rilevarono emissioni elettromagnetiche a lunghezze d’onda molto diverse. La varietà non è al livello delle osservazioni della kilonova e mancano le rilevazioni di onde gravitazionali ma un evento che a un certo punto era sembrato una delusione perché dopo dieci giorni non era rimasto quasi nessun segnale potrebbe essere invece molto interessante.

Studiare meglio questi eventi cosmici può aiutare a capire cosa succede a medio-lungo termine dopo la kilonova. Ciò che rimane può essere ancora una stella di neutroni ma se la massa è sufficiente può collassare in un buco nero. Vari elementi vengono prodotti in seguito alla fusione e tra essi c’è l’oro. Ciò è accompagnato da forti emissioni infrarosse che sono quelle maggiormente studiate dal team di Eleonora Troja.

Eleonora Troja e il suo team continuano a cercare possibili kilonove in eventi osservati negli anni scorsi, quando venivano rilevate le emissioni elettromagnetiche ma non le onde gravitazionali. Per migliorare questa ricerca sarebbe positivo avere altre osservazioni complete di kilonove e dovrebbe essere solo questione di tempo. I rilevatori LIGO e VIRGO lavorano assieme e scoprono spesso potenziali eventi estremi, che di solito sono fusioni tra buchi neri ma l’evento del 14 agosto scorso catalogato come S190814bv potrebbe essere stato una fusione tra un buco nero e una stella di neutroni con una kilonova. Si tratta di una nuova frontiera dell’astronomia perciò ogni giorno una nuova scoperta potrebbe permettere passi in avanti.

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