October 2019

Due dischi che ruotano in direzioni opposte attorno al buco nero supermassiccio al centro della galassia NGC 1068

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta di un buco nero supermassiccio al centro della galassia NGC 1068 circondato da due dischi di gas che ruotano in direzioni opposte. Un team di ricercatori guidato da Caterina Maria Violette Impellizzeri del National Radio Astronomy Observatory (NRAO) ha usato il radiotelescopio ALMA per osservare il centro di quella galassia in dettagli sufficienti a rilevare i due dischi e i relativi moti. Quella situazione non è molto stabile e nel futuro una collisione tra i due anelli potrebbe generare un abbondante pasto per il buco nero. Si tratta di un possibile meccanismo di crescita rapida per i buchi neri supermassicci.

cometa interstellare 2I/Borisov (Immagine cortesia Gemini Observatory/Nsf/Aura)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta una serie iniziale di caratteristiche della cometa interstellare 2I/Borisov, inizialmente designata come C/2019 Q4. Un team di ricercatori ha usato dati raccolti usando il Gemini North sull’isola di Mauna Kea, alle Hawaii, e il William Herschel Telescope alle Canarie. I dati confermano che proviene da un altro sistema stellare, eppure essa ha caratteristiche molto simili alle comete del sistema solare.

La Nirgal Vallis (Immagine ESA/DLR/FU Berlin, CC BY-SA 3.0 IGO)

L’ESA ha pubblicato nuove immagini catturate dalla macchina fotografica High Resolution Stereo Camera (HRSC) della sonda spaziale Mars Express che mostrano la Nirgal Vallis sul pianeta Marte. Si tratta di una valle fluviale che si estende per oltre 700 chilometri, tanto vasta da attraversare le maglie cartografiche Coprates e Margaritifer Sinus. Qualche miliardo di anni fa, quando i fiumi erano pieni d’acqua liquida, probabilmente riempivano il cratere Holden, facendone un lago con un diametro di circa 150 chilometri e una profondità fino a circa 250 metri.

L'aeroplano L-1011 Stargazer al decollo con il satellite ICON (Foto NASA/Frank Michaux)

Poche ore fa il satellite ICON (Interface Region Imaging Spectrograph) è stato lanciato utilizzando un razzo Pegasus XL di Northrop Grumman portato ad un’altitudine di circa 11.900 metri da un aeroplano L-1011, sempre di Northrop Grumman, modificato a questo scopo. Dopo poco più di 11 minuti, ICON è stato portato in un’orbita terrestre bassa a un’altitudine di circa 575 chilometri, dove i pannelli solari si sono regolarmente dispiegati e ha inviato i primi segnali.

Schema dell'eliosfera (Immagine NASA/IBEX/Adler Planetarium)

Un team di scienziati guidato da Jamie Rankin di Princeton ha usato le misurazioni dei raggi cosmici galattici rilevati dalle sonde spaziali Voyager della NASA per ottenere una stima della pressione totale che plasma, campi magnetici e particelle varie esercitano gli uni sugli altri nell’elioguaina, lo strato esterno dell’eliosfera, la grande bolla attorno al Sole in cui il vento solare fa sentire la sua influenza. Il risultato è più elevato del previsto e aiuterà a capire meglio le interazioni tra il Sole e ciò che lo circonda.