Polvere calda nel sistema BD +20 307 potrebbe essere ciò che rimane di una collisione planetaria

Concetto artistico di collisione planetaria nel sistema BD +20 307 (Immagine NASA/SOFIA/Lynette Cook)
Concetto artistico di collisione planetaria nel sistema BD +20 307 (Immagine NASA/SOFIA/Lynette Cook)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta unno studio del sistema binario BD +20 307 nel quale è stata rilevata la presenza di polveri troppo calde per essere l’equivalente della fascia di Kuiper perciò sono state interpretate come resti di una collisione planetaria. Un team di ricercatori guidato da Maggie Thompson dell’Università della California a Santa Cruz ha usato il telescopio volante SOFIA per rilevare le emissioni infrarosse, che sono aumentate nel corso del tempo.

Distante circa 300 anni luce dalla Terra, il sistema BD +20 307 è composto da due stelle leggermente più massicce del sole. La loro età è stata stimata in almeno un miliardo di anni perciò gli astronomi si aspettavano di trovare solo polvere fredda attorno ad esse, detriti rimasti dopo la formazione di pianeti in regioni lontane da esse come la fascia di Kuiper nel sistema solare. Invece, nel decennio scorso, osservazioni condotte dal suolo usando i telescopi Keck e Gemini Nord e soprattutto quelle condotte dallo spazio con il telescopio Spitzer della NASA hanno rivelato la presenza di polveri calde come quelle che ci si aspetterebbe di trovare in sistemi molto giovani.

Per questo tipo di studi è importante poter rilevare le emissioni infrarosse, che vengono bloccate dall’atmosfera terrestre. L’osservatorio volante SOFIA (Stratospheric Observatory for Infrared Astronomy), un progetto della NASA e della DLR, l’agenzia spaziale tedesca, usa un Boeing 747SP modificato per permettere l’uso di un telescopio di 2,5 metri di diametro a un’altitudine dove è possibile rilevare tutti gli infrarossi.

I dati raccolti in quegli anni avevano già portato all’ipotesi di una collisione planetaria nel sistema BD +20 307. Ora le osservazioni condotte in particolare con lo strumento Forcast (Faint Object infraRed CAmera for the Sofia Telescope) del telescopio volante SOFIA hanno mostrato emissioni infrarosse del 10% più elevate rispetto alle precedenti. Esistono processi come l’avvicinamento della polvere alle stelle o un assorbimento di calore dovuto ad altre cause ma una collisione planetaria è quella che determina una rapida diffusione di polveri calde che può generare quel tipo di rilevazioni infrarosse.

Alycia Weinberger della Carnegie Institution for Science, che ha partecipato a questo studio, l’ha definito una rara opportunità di studiare collisioni catastrofiche che avvengono tardi nella storia di un sistema planetario. Le osservazioni di SOFIA mostrano cambiamenti nel disco di polveri su una scala temporale di soli pochi anni. Si tratta di eventi catastrofici che possono avere conseguenze importanti sull’evoluzione di un sistema stellare. Ad esempio, è probabile che la Terra primordiale sia stata colpita da un pianeta e la conseguenza sia stata la formazione della Luna. Anche la formazione di Plutone e Caronte potrebbe essere la conseguenza di una catastrofe simile.

I ricercatori hanno già compiuto altre osservazioni mirate del sistema BD +20 307 e stanno analizzando i dati per verificare eventuali ulteriori cambiamenti. Riuscire a ottenere maggiori certezze sul fenomeno che ha generato polveri calde sarebbe importante. Se si trattasse davvero della collisione tra due esopianeti, offrirebbe la possibilità di studiare le conseguenze a lungo termine di un simile evento.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *