November 2019

Picchi di ossigeno nell'atmosfera di Marte costituiscono un nuovo mistero

Un articolo pubblicato sulla rivista “Journal of Geophysical Research: Planets” riporta un’analisi della composizione dell’atmosfera del pianeta Marte basata su dati raccolti dal Mars Rover Curiosity della NASA. Un team di ricercatori guidati da Melissa Trainer del Goddard Space Center della NASA ha confermato la presenza dei vari gas già conosciuti con variazioni stagionali dovuti al congelamento e all’evaporazione dell’anidride carbonica. Una sorpresa è arrivata dalla rilevazione di una notevole crescita di ossigeno in primavera e una ricaduta ai livelli precedenti in autunno. Si tratta di un nuovo mistero che si aggiunge a quello della presenza di metano sul pianeta rosso.

Il secondo gruppo di 60 satelliti Starlink al decollo su un razzo Falcon 9 (Immagine cortesia SpaceX)

Poco fa 60 satelliti della costellazione Starlink sono stati lanciati su un razzo vettore Falcon 9 dalla base di Cape Canaveral. Dopo circa un’ora sono stati inseriti con successo nella loro orbita a circa 280 chilometri di altitudine tutti assieme per poi cominciare lentamente a disperdersi nell’area. Si tratta della seconda missione di SpaceX per mettere in orbita la costellazione Starlink per fornire una copertura globale di connessioni a Internet.

L'immagine di un'antichissima galassia moltiplicata da una lente gravitazionale

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta uno studio di una galassia soprannominata Sunburst Arc (arco a raggiera) osservata tramite un effetto di lente gravitazionale che porta a moltiplicarne l’immagine ottenendone almeno 12 copie distorte in quattro grandi archi. Il telescopio spaziale Hubble ha rilevato la luce proveniente da quella galassia, distante circa 11 miliardi di anni luce dalla Terra, grazie a quell’effetto, che l’ha anche resa tra le 10 e le 30 volte più luminosa. Studiare una galassia così antica permette di raccogliere informazioni sull’universo primordiale e su quella che viene chiamata epoca della reionizzazione.

Uno studio su 20 radiogalassie offre nuove informazioni sull'attività dei buchi neri supermassicci al loro centro

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio sulle proprietà del gas ionizzato che circonda i buchi neri supermassicci in 20 galassie selezionate come campione. Un team di ricercatori guidato da Barbara Balmaverde dell’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) di Torino ha usato lo spettrografo MUSE montato sul VLT dell’ESO in Cile per compiere l’indagine MURALES (MUse RAdio Loud Emission line Snapshot), che include le 20 galassie studiate. Si tratta di sorgenti di potenti di emissioni radio grazie ai loro nuclei galattici attivi. La mappatura del gas ionizzato e della sua interazione con il getto relativistico prodotto dai buchi neri centrali aiuta a capire i meccanismi di accrescimento e di interazione con le galassie che li ospitano.

La cometa interstellare 2I/Borisov vista da Hubble (Immagine NASA, ESA, D. Jewitt (UCLA))

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” riporta la rilevazione di quelle che sono state interpretate come tracce di acqua emessa dalla cometa interstellare 2I/Borisov. Un team di ricercatori guidato da Adam McKay del Goddard Space Flight Center della NASA ha usato l’Apache Point Observatory in New Mexico per studiare la luce riflessa dalla cometa rilevando la “firma” dell’ossigeno in gran quantità. La spiegazione più probabile per la presenza di quest’elemento è che la luce ultravioletta proveniente dal Sole abbia spezzato le molecole d’acqua emesse in ossigeno e idrogeno.