Gli “esopianeti di zucchero filato” del sistema di Kepler 51 studiati con il telescopio spaziale Hubble


Un articolo che verrà pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta uno studio su tre esopianeti gassosi scoperti nel sistema di Kepler 51 appartenenti a un raro tipo che ha una densità molto bassa anche per gli standard di questi pianeti. Un team di ricercatori guidato da Jessica Libby-Roberts, una studentessa dell’Università del Colorado a Boulder, ha usato il telescopio spaziale Hubble per studiare quei tre esopianeti confermando la loro densità così bassa da meritare soprannomi come “pianeti di zucchero filato” o “super-gonfio” (super puff). Questo studio suggerisce che stanno rapidamente perdendo massa perciò nel lontano futuro potrebbero trasformarsi in mini-Nettuno, una categoria molto più comune.

Distante circa 2.600 anni luce dalla Terra, il sistema di Kepler 51, conosciuto anche come KOI-620, è giovane in termini astronomici dato che la sua età è stata stimata attorno al mezzo miliardo di anni. Questo sistema è stato studiato nel corso della missione del telescopio spaziale Kepler della NASA, che ha scoperto i tre strani pianeti gassosi nel 2012. Essi hanno dimensioni confrontabili con quelle di Saturno e Giove ma le loro masse sono state stimate in un centesimo di quelle dei due giganti gassosi del sistema solare. Le prime stime delle loro strane caratteristiche vennero compiute nel 2014, con grande sorpresa degli astronomi, e ora sono state confermate in modo indipendente con queste nuove osservazioni compiute usando il telescopio spaziale Hubble.

L’immagine in alto (NASA, ESA, and L. Hustak, J. Olmsted, D. Player and F. Summers (STScI)) mostra un concetto artistico del sistema di Kepler 51 con i suoi tre pianeti giganti gassosi. L’immagine in basso (NASA, ESA, and L. Hustak and J. Olmsted (STScI)) mostra una rappresentazione in scala degli esopianeti del sistema Kepler 51 confrontati con i pianeti del sistema solare.

Lo studio dei tre esopianeti di Kepler 51 ha mostrato che hanno un’atmosfera di idrogeno ed elio talmente gonfia che le loro dimensioni sono paragonabili a quelle di Giove pur avendo una massa molto inferiore, attorno a un centesimo di quella di Giove.

L’analisi spettrale della luce proveniente da quegli esopianeti captata dal telescopio spaziale Hubble ha mostrato che non contiene tracce chimiche di rilievo. Ciò è sorprendente pensando che in genere i pianeti gassosi contengono vari composti chimici, a cominciare dall’acqua. Una possibilità è che le loro atmosfere contengano cristalli di qualche sale o foschie fotochimiche. Questa caratteristica potrebbe essere collegata alla loro temperatura perché più freddo è un pianeta più nuvole si formano nella sua atmosfera.

Secondo i ricercatori, la bassa densità di questi esopianeti è collegata alla loro età molto giovane in termini astronomici. Essi potrebbero essersi formati più lontano dalla loro stella per poi avvicinarsi, un collegamento al tema della migrazione planetaria, al centro di varie ricerche grazie alla continua scoperta di nuovi esopianeti. La maggior quantità di calore ricevuta da una stella simile al Sole potrebbe erodere le loro atmosfere e in un lontano futuro almeno l’esopianeta più interno, Kepler 51 b, potrebbe trasformarsi in un mini-Nettuno.

Il sistema di Kepler 51 sarà al centro di altri studi futuri, soprattutto quando entreranno in servizio strumenti di nuova generazione che permetteranno di esaminarli in modo più approfondito. Questi esopianeti sono molto interessanti per capire meglio i processi di evoluzione dei pianeti gassosi.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *