2019

Concetto artistico di impatto tra protopianeti (Immagine Nasa/JPL-Caltech modificata)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive uno studio riguardante due super-Terre nel sistema della stella Kepler-107 che hanno dimensioni simili ma densità molto diverse che indicano una composizione chimica molto diversa. Un team di ricercatori guidato da Aldo Bonomo dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) di Torino che include altri ricercatori italiani ha usato lo spettrografo HARPS-N installato sul Telescopio nazionale Galileo (TNG) alle Isole Canarie per esaminare i pianeti Kepler-107b e Kepler-107c e concludere che probabilmente le notevoli differenze tra di essi sono dovute a un impatto primordiale.

Il Mars Rover Curiosity e il Moon Rover della missione Apollo 17 (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta un uso ingegnoso degli accelerometri e dei giroscopi del Mars Rover Curiosity per stimare la densità delle rocce sotto il Cratere Gale. Un team di scienziati ha esaminato i dati raccolti nel corso degli anni da quegli strumenti per valutare la forza di gravità dove è passato Curiosity ottenendo misurazioni più basse del previsto. Ciò suggerisce che in quell’area le rocce sono molto porose e meno compatte di quanto gli scienziati pensassero.

La galassia nana Bedin 1 dietro all'ammasso stellare globulare NGC 6752 (Immagine ESA/Hubble, NASA, Bedin et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society Letters” descrive la scoperta della galassia nana più isolata individuata finora. Un team di ricercatori guidato da Luigi Bedin dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha esaminato osservazioni dell’ammasso stellare NGC 6752 condotte con il telescopio spaziale Hubble per uno studio sulle nane bianche trovando un gruppo di antichissime stelle che si è rivelato essere una galassia nana che è stata soprannominata Bedin 1.

Rappresentazione artistica di un planetesimo (Immagine cortesia Ko Arimatsu / NAOJ)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la scoperta di un planetesimo, cioè un oggetto del tipo che probabilmente ha formato pianeti, pianeti nani e asteroidi, con un raggio stimato in circa 1,3 chilometri nella fascia di Kuiper. Un team guidato da Ko Arimatsu del National Astronomical Observatory of Japan (NAOJ) ha usato due telescopi amatoriali da 28 cm usando la tecnica dell’occultazione in un monitoraggio durato 60 ore. L’analisi dei dati ha rivelato quello che sembra essere un planetesimo la cui presenza è da tempo prevista dai modelli di formazione planetaria ma non era mai stato individuato.

Una misurazione della costante di Hubble basata sui quasar suggerisce possibili modifiche ai modelli cosmologici

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive l’uso di quasar come traccianti cosmici per misurare l’espansione dell’universo fino a 12 miliardi di anni fa. Guido Risaliti dell’Università di Firenze e associato INAF ed Elisabeta Lusso della Durham University hanno studiato le emissioni di raggi X e ottiche di una serie di quasar usando il confronto fra quelle emissioni per valutare con precisione le loro distanze. I risultati potrebbero spiegare le discrepanze tra le diverse misurazioni effettuate con altri metodi suggerendo che la densità della misteriosa energia oscura non sia costante nel tempo.