2019

La galassia nana ESO 495-21 (Immagine ESA/Hubble, NASA)

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale Hubble mostra la galassia nana ESO 495-21, davvero piccola avendo una massa totale stimata attorno a dieci miliardi di masse solari, circa il 3% della Via Lattea. L’interesse degli astronomi nei confronti di ESO 495-21 è dovuto al fatto che, nonostante le sue dimensioni ridotte, è del tipo starburst, cioè ha un ritmo elevato di formazione stellare, e ha al suo centro un buco nero supermassiccio con una massa stimata in almeno un milione di masse solari. Si tratta di un caso che potrebbe essere analogo alle prime galassie dell’universo e supporta l’ipotesi che la galassia nana si sia formata attorno a un buco nero che già esisteva prima.

Gli anelli di Saturno scolpiti dalle lune vicine

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta nuovi dettagli sugli anelli di Saturno e delle lune che orbitano tra di essi, in particolare Dafni, nello spazio all’interno dell’Anello A chiamato Divisione di Keeler. Un team di ricercatori ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale Cassini nel corso degli ultimi mesi della sua missione per capire meglio la loro composizione e come le lune vicine li scolpiscano generando una complessità maggiore di quella prevista. Un secondo articolo scritto da Shigeru Ida commenta questo nuovo studio.

Una soluzione al mistero della formazione dell'esopianeta CI Tauri b

Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” offre una soluzione al mistero della formazione dell’esopianeta CI Tauri b, un gioviano caldo molto giovane che contraddice i modelli che prevedono che un gigante gassoso dovrebbe impiegare almeno 10 milioni di anni per formarsi. Un team di ricercatori ha usato lo spettrografo IGRINS per osservare quell’esopianeta e i dati raccolti suggeriscono che si sia formato con il meccanismo chiamato in gergo hot start in cui l’instabilità gravitazionale è un elemento chiave nella formazione rapida di pianeti giganti gassosi. Gli astronomi Christopher Johns-Krull della Rice University e Lisa Prato del Lowell Observatory, tra gli autori della ricerca, hanno presentato queste conclusioni al 234° convegno dell’American Astronomical Society.

La presenza di gas tossici potrebbe limitare l'abitabilità degli esopianeti rocciosi

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” offre una nuova definizione dell’area abitabile di un sistema stellare dove può orbitare un pianeta che possa ospitare forme di vita simili a quelle terrestri. Un team di ricercatori coordinati dall’Università della California a Riverside ha esaminato i dati disponibili sulle atmosfere di esopianeti che orbitano in quella che finora è stata considerata l’area abitabile scoprendo che nella maggior parte dei casi c’è una quantità di anidride carbonica e monossido di carbonio tossica per forme di vita complesse come le conosciamo. In sostanza, la nuova definizione riduce notevolmente l’area abitabile.

Lo strumento NEAR (Foto ESO/ NEAR Collaboration)

Lo strumento NEAR (Near Earths in the AlphaCen Region) montato sul VTL dell’ESO in Cile ha visto la cosiddetta prima luce, cioè ha compiuto la sua prima osservazione dopo essere stato attivato. Questo strumenti è progettato per individuare esopianeti nel sistema di Alpha Centauri, formato da due stelle che, assieme alla compagna più lontana e più piccola Proxima, sono le più vicine al Sole a una distanza di circa 4,3 anni luce. L’ESO ha collaborato a questo progetto con il programma Breakthrough Watch.