2020

Concetto del fronte d'urto nel sistema di Eta Carinae (Immagine cortesia DESY, Science Communication Lab)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la rilevazione di emissioni di raggi gamma a energie estremamente elevate provenienti dal sistema di Eta Carinae. Un team di ricercatori coordinati dal centro nazionale tedesco di ricerca sulla fisica nucleare DESY ha usato il sistema di telescopi HESS per rilevare quei raggi gamma e dimostrare che sono stati generati dalla collisione di venti stellari provenienti dalle due stelle giganti blu che formano questo sistema binario. Sono stati proposti vari modelli e uno studio pubblicato in un secondo articolo su “Astronomy & Astrophysics” offre alcune valutazioni dettate da una rianalisi di dati rilevati nel corso del tempo da vari strumenti.

Concetto artistico di esopianeta nel deserto nettuniano (Immagine cortesia University of Warwick/Mark Garlick)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta uno studio sull’esopianeta TOI-849b, che sembra essere il nucleo di un gigante gassoso al quale la sua stella ha strappato l’atmosfera. Un team di ricercatori guidato dal dottor David Armstrong dell’Università britannica di Warwick ha usato dati raccolti dal telescopio spaziale TESS della NASA e dallo spettrografo HARPS dell’ESO per stimare le caratteristiche di TOI-849b. Il risultato è stato che la sua massa è circa 40 volte quella della Terra con dimensioni simili a quelle di Nettuno, il che significa che la sua densità è simile a quella della Terra. La notevole vicinanza alla sua stella è probabilmente il motivo per cui non ha un’atmosfera, anche se rimane aperta la possibilità che sia una sorta di gigante gassoso fallito che non è riuscito a catturare gas dopo la formazione del nucleo osservato.

Concetto artistico di Kelt-9b con la sua stella sullo sfondo (Immagine NASA's Goddard Space Flight Center/Chris Smith (USRA))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta uno studio sulle caratteristiche dell’orbita dell’esopianeta KELT-9b, un gioviano ultracaldo molto vicino alla propria stella. Un team di ricercatori guidato da John Ahlers dell’Exoplanets and Stellar Astrophysics Laboratory del Goddard Space Flight Center della NASA ha usato dati raccolti dal telescopio spaziale TESS della NASA per creare un modello dell’interazione tra stella ed esopianeta che hanno permesso di capire meglio le caratteristiche peculiari della stella e quelle estreme di KELT-9b. Ad esempio, è risultato che la stella ruota su se stessa a una velocità tale da schiacciarla ai poli rendendoli più caldi e l’esopianeta orbita attorno a quei poli con la conseguenza che ha due estati quando vi passa sopra mentre ha due inverni quando passa sopra l’equatore della stella.

Concetto artistico di stella variabile blu luminosa (ESO/L. Calçada)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta la misteriosa sparizione di una stella massiccia del tipo variabile blu luminosa nella galassia nana Kinman. Un team di ricercatori guidato da Andrew Allan del Trinity College di Dublino, in Irlanda, ha rilevato la sparizione di quella stella usando il Very Large Telescope (VLT) dell’ESO in Cile. Ulteriori osservazioni e ricerche di dati d’archivio per cercare di capire meglio gli eventi hanno portato a ritenere che le possibilità più probabili siano una trasformazione che ha portato a un forte calo di luminosità, forse ulteriormente diminuita a causa di polveri che l’hanno coperta, e il collasso diretto in un buco nero senza l’esplosione in supernova.

La nova simbiotica V407 Cygni vista dall'EVN

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy&Astrophysics” riporta uno studio di V407 Cygni, la prima nova gamma conosciuta, scoperta nel 2010. Un team di ricercatori guidato da Marcello Giroletti dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha usato dati raccolti usando lo European VLBI Network (EVN) nel corso di 16 periodi diversi per monitorare le emissioni radio di quella che è una nova simbiotica. Il risultato è stata la scoperta di onde d’urto generate dall’esplosione di materiali accumulati sulla superficie della nana bianca che forma una coppia assieme a una gigante rossa a cui li ruba.