February 2020

Il cargo spaziale Cygnus "Robert Lawrence" catturato dal braccio robotico Canadarm2 (Immagine NASA TV)

La navicella spaziale Cygnus di Northrop Grumman, partita sabato 15 febbraio, ha appena raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale ed è stata catturata dal braccio robotico Canadarm2. L’astronauta Andrew Morgan, assistito dalla collega Jessica Meir, inizierà fra poco la lenta manovra per spostare la Cygnus fino a farla attraccare al modulo Unity della Stazione dopo circa due ore.

Arrokoth (Immagine NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute/Roman Tkachenko)

Tre articoli pubblicati sulla rivista “Science” riportano vari aspetti di una ricerca sulle origini e sulle caratteristiche di Arrokoth, l’oggetto della fascia di Kuiper classificato come 2014 MU69 e per qualche tempo conosciuto con il nomignolo Ultima Thule. Diversi team di ricercatori con vari membri in comune hanno usato dati raccolti dalla sonda spaziale New Horizons della NASA per studiarlo sotto vari punti di vista. Una delle conclusioni riguarda la sua origine, che sarebbe avvenuta in seguito al collasso di una nube di particelle solide nella nebulosa solare primordiale e non in seguito al processo conosciuto come accrescimento gerarchico, un processo caratterizzato da collisioni tra planetesimi a velecità elevate.

Il cargo spaziale Cygnus al decollo su un razzo Antares (Immagine NASA TV)

Poco fa la navicella spaziale Cygnus di Northrop Grumman è decollata su un razzo vettore Antares dal Mid-Atlantic Regional Spaceport (MARS), parte della Wallops Flight Facility (WFF) della NASA sull’isola Wallops. Dopo circa nove minuti si è separata con successo dall’ultimo stadio del razzo e si è immessa sulla sua rotta. È alla sua tredicesima missione ufficiale, chiamata NG-13 oppure CRS NG-13, di trasporto di rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale per conto della NASA. È la seconda missione del contratto CRS2 (Commercial Resupply Services 2), il secondo contratto di trasporto di rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale.

Il sistema della nana bruna GJ 504 B

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” offre una spiegazione ai meccanismi di formazione di pianeti giganti gassosi e nane brune portando prove che si tratta di due meccanismi diversi. Un team di astronomi guidato da Brendan Bowler dell’Università del Texas, a Austin, ha condotto osservazioni all’Osservatorio Keck e con il telescopio Subaru, entrambi alle Hawaii, affiancate da simulazioni al computer usando il software libero / open source orbitize! per cercare di capire se vi fossero differenze orbitali che indicassero una diversa origine tra questi oggetti. La loro conclusione è che le nane brune hanno orbite decisamente più ellittiche.

NGC 4490 e NGC 4485

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta le prove che la galassia NGC 4490 ha un doppio nucleo. Un team di ricercatori guidato da Allen Lawrence della Iowa State University ha studiato dati raccolti usando vari telescopi per trovare le tracce di due diversi nuclei in NGC 4490. Uno dei due nuclei può essere visto a lunghezze d’onda ottiche, l’altro è nascosto da polveri e può essere visto solo agli infrarossi e a lunghezze d’onda radio, in grado di passare attraverso quelle polveri. Lawrence aveva visto il doppio nucleo circa sette anni fa, quand’era uno studente di astronomia anche se all’epoca aveva circa 70 anni.