June 2020

La nova simbiotica V407 Cygni vista dall'EVN

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy&Astrophysics” riporta uno studio di V407 Cygni, la prima nova gamma conosciuta, scoperta nel 2010. Un team di ricercatori guidato da Marcello Giroletti dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha usato dati raccolti usando lo European VLBI Network (EVN) nel corso di 16 periodi diversi per monitorare le emissioni radio di quella che è una nova simbiotica. Il risultato è stata la scoperta di onde d’urto generate dall’esplosione di materiali accumulati sulla superficie della nana bianca che forma una coppia assieme a una gigante rossa a cui li ruba.

Concetto artistico di Pōniuāʻena (Immagine cortesia International Gemini Observatory/NOIRLab/NSF/AURA/P. Marenfeld)

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la scoperta di un quasar primordiale molto luminoso che è stato catalogato come J100758.264+211529.207, o semplicemente J1007+2115, e chiamato Pōniuāʻena. Un team di ricercatori ha usato tre osservatori sul Monte Maunakea alle Hawaii per individuare uno dei quasar più antichi conosciuti, superato in età solo dal quello catalogato come J1342+0928, la cui scoperta venne annunciata nel dicembre 2017.

Dalla Terra vediamo Pōniuāʻena com’era circa 13 miliardi di anni fa, un quasar alimentato da un buco nero supermassiccio con una massa stimata in un miliardo e mezzo di volte quella del Sole, quasi il doppio rispetto a quello che alimenta J1342+0928. Ciò ripropone più che mai il problema della crescita rapida di certi buchi neri supermassicci primordiali.

HBC 672 vista da Hubble (Immagine NASA, ESA, and STScI)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta osservazioni ripetute in momenti diversi con il telescopio spaziale Hubble della stella HBC 672 e del movimento dell’ombra proiettata dal suo disco protoplanetario su una nube interstellare. Un team di ricercatori guidato da Klaus Pontoppidan dello Space Telescope Science Institute (STScI) ha confrontato le posizioni dell’ombra nel corso di 13 mesi notandone il movimento, che ha un effetto visivo simile a un battito d’ali dato che la sua forma le richiama al punto che la stella e il suo disco protoplanetario sono stati soprannominati Ombra del Pipistrello. Potrebbe trattarsi di un pianeta che si sta formando e che sta distorcendo il disco.

Rappresentazione artistica dell'evento GW190814

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sull’origine delle onde gravitazionali rilevate nell’evento catalogato come GW190814 avvenuto il 14 agosto 2019 in cui un buco nero con una massa circa 23 volte quella del Sole si è fuso con un oggetto con una massa circa 2,6 volte quella del Sole la cui natura è incerta. Gli scienziati delle collaborazioni LIGO e Virgo hanno analizzato i dati rilevati dalla rete di interferometri che hanno registrato le onde gravitazionali emesse da quell’evento. Il problema è che la massa dell’oggetto meno massiccio è all’interno di un intervallo in cui non è al momento possibile dire se un oggetto compatto sia una stella di neutroni o un buco nero.

Concetto artistico di due buchi neri supermassicci al centro di una galassia

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio su oltre 2.000 nuclei galattici attivi tra i quali alcuni potrebbero avere due buchi neri supermassicci. Un team di ricercatori guidato da Pablo Peñil, studente post-doc all’Università Complutense di Madrid, in Spagna, ha analizzato i dati raccolti in nove anni di osservazioni dal telescopio spaziale Fermi della NASA per individuare emissioni di raggi gamma che si ripetono ogni due anni e potrebbero indicare l’interazione di due buchi neri supermassicci. 11 tra le galassie esaminate hanno nuclei con questo tipo di emissioni mentre altre 13 mostrano accenni di quel tipo di emissioni e richiedono ulteriori osservazioni per verificarne la natura.