Uno studio di V407 Cygni, la prima nova gamma conosciuta

La nova simbiotica V407 Cygni vista dall'EVN
Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy&Astrophysics” riporta uno studio di V407 Cygni, la prima nova gamma conosciuta, scoperta nel 2010. Un team di ricercatori guidato da Marcello Giroletti dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha usato dati raccolti usando lo European VLBI Network (EVN) nel corso di 16 periodi diversi per monitorare le emissioni radio di quella che è una nova simbiotica. Il risultato è stata la scoperta di onde d’urto generate dall’esplosione di materiali accumulati sulla superficie della nana bianca che forma una coppia assieme a una gigante rossa a cui li ruba.

Il 10 marzo 2010 lo strumento LAT (Large Area Telescope) del telescopio spaziale Fermi della NASA rilevò una sorgente transitoria di raggi gamma nella posizione in cui era già conosciuta la nova simbiotica V407 Cygni. La scoperta venne riportata in un articolo pubblicato sulla rivista “Science” nell’agosto 2010.

Quel fenomeno suscitò sorpresa perché era la prima volta che un’esplosione così energetica da produrre raggi gamma veniva scoperta in una nova simbiotica. Coppie di quel tipo sono rare perciò le osservazioni sono continuate e non solo con strumenti in grado di rilevare emissioni molto energetiche come raggi X e raggi gamma ma anche radiotelescopi.

L’EVN è un consorzio che include una serie di radiotelescopi tra cui tre in Italia che possono operare come se fossero uno strumento unico. Infatti, il VLBI nell’acronimo è a sua volta l’acronimo di Very Long Baseline Interferometry, la tecnica che permette di combinare le osservazioni di radiotelescopi molto distanti. Si tratta della stessa tecnica usata per ottenere l’immagine dell’area attorno al buco nero supermassiccio al centro della galassia M87.

Nel caso della nova V407 Cygni, le osservazioni con l’EVN sono cominciate 20 giorni dopo l’identificazione dell’evento e sono continuate per sei mesi. L’immagine (ESA) mostra una sequenza di quelle osservazioni che illustrano l’evoluzione dell’onda d’urto. Grazie ai dettagli ottenuti usando quei radiotelescopi assieme, è stato possibile per la prima volta rilevare la presenza dell’onda d’urto in un evento del genere. È stato anche possibile capire l’orientamento della sorgente: la gigante rossa è in primo piano davanti alla nana bianca, dalla quale partono getti opposti che sono perpendicolari alla linea di vista.

Queste osservazioni hanno permesso anche di rivelare tracce di eventi precedenti nella vita di questa stella binaria osservati nel passato. Un evento risale al 2003, un altro addirittura agli anni ’30. Queste informazioni hanno portato a un passo avanti nella comprensione dell’evoluzione di oggetti rari come le nove simbiotiche. Queste potenti esplosioni, per fortuna molto lontane dalla Terra, non arrivano ai livelli delle supernove ma sono comunque molto luminose. La nana bianca attirerà altro gas espulso dalla gigante rossa e in futuro ci saranno altri eventi del genere ai quali gli astronomi saranno preparati.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *