Bennu è un asteroide attivo

L'ambiente attorno all'asteroide Bennu poco dopo l'espulsione avvenuta il 28 agosto 2019
Una speciale serie di articoli pubblicati su “Journal of Geophysical Research: Planets” riporta i risultati di varie ricerche sull’asteroide Bennu, in alcuni casi già pubblicate nei mesi scorsi. Vari ricercatori hanno utilizzato dati raccolti dalla sonda spaziale OSIRIS-REx della NASA ottenendo alcune sorprese riguardo a ciò che avviene su Bennu come la perdita di materiali che vengono espulsi nello spazio. Tra le possibili cause ci sono meteoroidi, stress termico e il rimbalzo di particelle che ricadono sulla superficie per essere spinte nuovamente nello spazio. L’attività di Bennu poteva essere notata solo da una sonda spaziale nelle vicinanze e ciò pone il problema della possibile attività di altri asteroidi.

Pennacchi provenienti dalla superficie dell’asteroide Bennu erano già stati avvistati e descritti confermando che si tratta di un asteroide attivo. Sono cominciate discussioni riguardanti le possibili cause di tale attività, che hanno portato a nuove ricerche. L’immagine in basso (NASA/Goddard/University of Arizona/Lockheed Martin) mostra l’emissione osservata il 19 gennaio 2019.

La sonda spaziale OSIRIS-REx ha permesso di ottenere osservazioni a distanza ravvicinata a partire dal gennaio 2019 e la scoperta di oltre 300 emissioni di materiali ha portato a mesi di indagini per capire i processi alla loro origine. In particolare, lo strumento TAGCAMS (Touch-and-Go Camera Suite) è stato usato per individuare particelle provenienti dalla superficie anche se il suo scopo primario è collegato alla navigazione di OSIRIS-REx costituendone in qualche modo gli occhi.

Le osservazioni hanno permesso di indiviuare centinaia di particelle, nella maggior parte dei casi con dimensioni inferiori al centimetro che si muovono a una velocità attorno a 20 centimetri al secondo. La particella più grande aveva un diametro di circa 6 centimentri e la più veloce al confronto delle altre era velocissima dato che si muoveva a circa 3 metri al secondo.

L’immagine in alto (Chesley et al. (2020) and Hergenrother et al. (2020)) mostra l’ambiente attorno all’asteroide Bennu poco dopo l’espulsione avvenuta il 28 agosto 2019. Le particelle espulse sono mostrate come puntini bianchi.

Fenomeni come l’impatto di meteoroidi, piccolissime rocce spaziali che possono avere le dimensioni di granelli di sabbia, e stress termico sono già stati studiati in precedenza. I ricercatori ritengono che siano quelli con le maggiori probabilità di essere la causa della perdita di materiali da parte dell’asteroide Bennu. Espulsioni di materiali erano state ipotizzate anche prima dell’arrivo della sonda spaziale OSIRIS-REx ma era necessaria una navicella nell’area con strumenti in grado di rilevarli per confermare che un asteroide può avere quel tipo di attività.

Mentre la sonda spaziale OSIRIS-REx viene preparata per scendere sulla superficie dell’asteroide Bennu per prelevare campioni, gli studi di ciò che avviene nell’area continuano. Gli asteroidi possono costituire un pericolo se la loro orbita incrocia quella terrestre, potrebbero essere una risorsa se contengono metalli e potrebbero contenere anche acqua e composti complessi rimasti dalla fase iniziale della storia del sistema solare. Un ambiente più dinamico del previsto offre ulteriori spunti per le ricerche.

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