La distruzione di una stella da parte di un buco nero supermassiccio seguita nelle sue fasi

Concetto artistico di evento di distruzione mareale (Immagine ESO/M. Kornmesser)
Concetto artistico di evento di distruzione mareale (Immagine ESO/M. Kornmesser)

Un articolo pubbllicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio su un evento di distruzione mareale catalogato come AT2019qiz in cui è stato possibile vedere le fasi in cui una stella è stata distrutta da un buco nero supermassiccio. Un team di ricercatori guidato dall’astrofisico Matt Nicholl dell’Università britannica di Birmingham che include Francesca Onori e Sergio Campana dell’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) ha utilizzato vari telescopi tra cui il Very Large Telescope (VLT), il New Technology Telescope (NTT) dell’ESO e l’osservatorio spaziale Spitzer della NASA per seguire questo evento, durato circa sei mesi, con la “spaghettificazione” della stella, di cui circa metà è già stata inghiottita dal buco nero.

L’evento AT2019qiz è avvenuto nella galassia 2MASX J04463790-1013349, conosciuta anche come WISEA J044637.88-101334.9, distante circa 215 milioni di anni luce dalla Terra. Il 19 settembre 2019 sono cominciati a circolare gli avvisi che diversi osservatori avevano rilevato emissioni in varie bande elettromagnetiche tipiche degli eventi di distruzione mareale. Si tratta della conseguenza di un passaggio troppo ravvicinato di una stella a un buco nero supermassiccio la cui gravità distrugge la stella. Quel tipo di evento è già stato avvistato e riportato ad esempio in un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” nel settembre 2019 e catalogato come ASASSN-19bt. Nel caso dell’evento AT2019qiz, la sua rilevazione con vari strumenti fin dall’inizio ha permesso di seguirlo per i sei mesi della sua durata con un’eccellente copertura.

Sergio Campana ha spiegato che lui e i suoi colleghi hanno analizzato i dati rilevati dall’osservatorio spaziale Swift scoprendo che le emissioni di raggi X erano quasi contemporanee a quelle nella luce visibile. Ciò indica che la spaghettificazione della stella porta all’accrescimento rapido di materia sul buco nero supermassiccio al centro della galassia che lo ospita. Il ricercatore dell’INAF a Milano ha sottolineato l’importanza delle osservazioni a diverse lunghezze d’onda, le quali riescono a fornire informazioni complementari sullo stesso fenomeno, come se potessimo guardare la distruzione della stella contemporaneamente con tanti occhi diversi.

Francesca Onori ha spiegato che lei e i suoi colleghi sono stati in grado di seguire praticamente tutta l’evoluzione del fenomeno attraverso l’andamento nel tempo degli spettri ottici. Anche la ricercatrice dell’INAF di Teramo ha sottolineato l’importanza della campagna osservativa così accurata per ottenere informazioni sulle caratteristiche del materiale stellare in accrescimento su un buco nero supermassiccio. Ha menzionato come esempio l’osservazione della coltre di detriti oscuranti che si è dissolta e le elevate velocità del materiale stellare stesso.

Riguardo alla stella che è stata distrutta, Matt Nicholl ha spiegato che le osservazioni indicano che aveva più o meno la massa del Sole e circa metà è stata inghiottita dal buco nero supermassiccio, il quale ha una massa oltre un milione di volte maggiore.

La galassia in cui è avvenuto l’evento AT2019qiz è sufficientemente vicina da aver permesso la raccolta di molti dati e di conseguenza uno studio dettagliato. Esso aiuterà a capire i comportamenti di oggetti estremi come i buchi neri supermassicci e il comportamento della materia negli ambienti circostanti, dove la forza di gravità è estrema.

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