Uno studio degli effetti di un getto protostellare nella Nebulosa di Orione

La Nebulosa di Orione vista dal telescopio spaziale Hubble e sulla destra il particolare di HH204 con il suo getto di materiali.
Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” rporta uno studio che rivela con dettagli mai visti finora gli effetti fisici e chimici dell’impatto di un getto protostellare nella Nebulosa di Orione. Un team di ricercatori guidato da José Eduardo Méndez Delgado, studente di dottorato all’Istituto di Astrofisica delle Canarie (IAC) ha usato osservazioni condotte con il VLT e vent’anni di immagini del telescopio spaziale Hubble. Ciò ha permesso di esaminare l’urto del getto protostellare emesso dall’oggetto catalogato come HH204 sull’ambiente circostante e le conseguenti modifiche su densità e temperatura del gas nella Nebulosa di Orione. Ciò ha causato a sua volta un aumento a livello gassoso di atomi di elementi pesanti come ferro e nickel.

La Nebulosa di Orione è una delle regioni di formazione stellare maggiormente studiate a causa della sua relativa vicinanza alla Terra. In realtà, è parte di un complesso più vasto conosciuto come Complesso nebuloso molecolare di Orione. Stelle molto giovani e protostelle nella Nebulosa di Orione emettono getti di materiali che si scontrano con le nubi circostanti a velocità molto elevate. La conseguenza è un’emissione elettromagnetica molto forte che illumina la regione.

Questi eventi generano strutture con una forma ad arco chiamate oggetti Herbig-Haro, che hanno un’evoluzione incredibilmente rapida dal punto di vista astronomico. Queste strutture possono durare varie centinaia di migliaia di anni ma i cambiamenti al loro interno possono avvenire anche in pochi anni. Osservarli rimane un lavoro lungo ma è ampiamente alla portata degli astronomi.

Nello studio dell’oggetto HH204, è stata fondamentale la combinazione di osservazioni dell’area della Nebulosa di Orione attorno a HH204 condotte a frequenze ottiche con il VLT (Very Large Telescope) in Cile e in particolare con il suo spettrografo UVES (Ultraviolet and Visual Echelle Spectrograph) e quelle condotte nell’arco di vent’anni con il telescopio spaziale Hubble.

L’immagine (Gabriel Pérez Díaz, SMM (IAC)) mostra sulla sinistra la Nebulosa di Orione vista dal telescopio spaziale Hubble e sulla destra il particolare di HH204 con il suo getto di materiali. In apparenza, HH204 ha una compagna, catalogata come HH203.

Lo spettrografo UVES ha permesso di esaminare la composizione chimica dell’area attorno a HH204. In particolare, i ricercatori hanno notato nell’area colpita dal getto protostellare un aumento di metalli pesanti come ferro e nickel, che sono oltre tre volte più abbondanti rispetto alla media della Nebulosa di Orione. È un tipo di esame che aiuta a capire l’evoluzione chimica dei possibili sistemi stellari in fase di formazione e quindi anche del sistema solare.

Un altro fattore che i ricercatori hanno osservato è la presenza di un’area di gas che è stata riscaldata dall’urto del getto. Le diverse temperature aiutano a riconoscere i vari strati della struttura generata dall’impatto del getto. In realtà, nell’area sono state notate varie interazioni la cui origine sembra essere in varie direzioni. La Nebulosa di Orione è molto attiva perciò il gas viene spinto qua e là ed è inevitabile che avvengano vari scontri a velocità molto diverse.

È importante avere un quadro il più completo possibile di ciò che avviene attorno a HH204 per ottenere informazioni corrette sulla sua evoluzione. La Nebulosa di Orione è una sorta di laboratorio cosmico in cui gli astronomi possono vedere varie fasi di formazione stellare che aiutano a ricostruire anche la prima fase della storia del sistema solare.

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