2022

Al centro le stelle R136a1, R136a2 e R136a3 viste dallo strumento Zorro alla luce visibile

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sulla stella R136a1, forse la più massiccia conosciuta. Un team di ricercatori ha spinto ai suoi limiti lo strumento Zorro montato sul telescopio Gemini Sud per osservare R136a1, o RMC 136a1. I risultati suggeriscono che sia meno massiccia rispetto alle stime precedenti, che arrivavano anche a oltre 300 volte la massa del Sole. Rimane un colosso dato che la nuova stima ha un picco di probabilità a 196 volte la massa del Sole. Anche due “sorelle” potrebbero essere meno massicce di quanto stimato in precedenza dato che questo studio stima la massa della stella R136a2 a circa 151 volte quella del Sole e la massa della stella R136a3 a circa 155 volte quella del Sole. Capire meglio queste stelle così enormi aiuta a prevedere meglio la loro fine e gli elementi chimici che verranno creato in quella fase.

Concetto artistico di pianeta simile a Nettuno che orbita attorno a una stella di classe A (Immagine cortesia Steven Giacalone, UC Berkeley)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sull’esopianeta HD 56414 b, un nettuniano caldo scoperto in orbita attorno a una stella di classe A che ha una massa quasi doppia rispetto a quella del Sole. Un team di ricercatori ha usato rilevazioni condotte dal telescopio spaziale TESS della NASA per trovare un candidato esopianeta successivamente verificato grazie a osservazioni mirate condotte con altri strumenti. Si tratta di una rara combinazione dato che di solito queste stelle massicce hanno pianeti giganti come Giove o perfino più massicci.

Le fasi del Grande Oscuramento di Betelgeuse

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta un’analisi della situazione della stella Betelgeuse che esamina la sua ripresa dopo quello che è stato definito il Grande Oscuramento. Un team di ricercatori ha usato una serie di strumenti che includono il telescopio spaziale Hubble e altri osservatori al suolo e nello spazio per ricostruire la storia di quell’evento e per esaminarne le conseguenze. Betelgeuse sta tornando quella di qualche anno fa ma non esattamente perché la colossale espulsione di massa coronale, confermata ancora una volta da questo studio, che ha causato il Grande Oscuramento ha anche alterato cicli stellari che esistevano da almeno due secoli.

NGC 1427A, una delle galassie nane dell'ammasso della Fornace che sembrano prive di aloni di materia oscura (Immagine ESO)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta i risultati di uno studio della distribuzione e della morfologia delle galassie nane dell’ammasso della Fornace che conclude che esse sono prive di aloni di materia oscura. Un team di ricercatori coordinato dall’Università tedesca di Bonn e dall’Università scozzese di Saint Andrews ha esaminato quelle galassie nane per verificare quanto siano perturbate dalle maree gravitazionali generate da galassie vicine.

Concetto artistico degli eventi che hanno generato il lampo gamma breve GRB 211106A (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), M. Weiss (NRAO/AUI/NSF))

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta i risultati delle analisi delle rilevazioni del lampo gamma corto catalogato come GRB 211106A condotte grazie al radiotelescopio ALMA. Un team di ricercatori ha esaminato la luce residua generata dall’interazione con il gas che li circonda dei getti che accompagnano il lampo gamma e si muovono a una velocità vicina a quella della luce. Si tratta del primo caso in cui ALMA è stato usato per esaminare un evento di questo tipo e altre osservazioni sono state condotte con il VLA e vari telescopi spaziali. L’insieme di dati ottenuto copre le varie bande elettromagnetiche e ha permesso ai ricercatori di concludere che quel lampo gamma è stato generato dalla fusione di due stelle di neutroni.