
Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta l’individuazione di 31 nuovi quasar primordiali che includono i due più antichi conosciuti finora. Un team di ricercatori che include ricercatrici e ricercatori dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Euclid dell’ESA all’interno dell’indagine Euclid Wide Survey per trovare quasar che vediamo com’erano quando l’universo aveva non più di 800 milioni di anni.
L’immagine (ESA / Euclid / Euclid Consortium / NASA, image processing by the Euclid Science Ground Segment and Antoine Basset (CNES)) mostra 15 dei 31 quasar scoperti. Ognuno di essi è visibile come un puntino al centro della rispettiva immagine. I due quasar più antichi sono indicati in rosso.
Vediamo i due quasar più antichi, catalogati come EUCL J172902.75+641018.1 ed EUCL J125308.55+705432.3, com’erano 670 e 680 milioni di anni fa. Il secondo quasar è stato oggetto di uno studio mirato, pubblicato anch’esso su “Astronomy & Astrophysics”, guidato da Silvia Belladitta del Max Planck Institute for Astronomy di Heidelberg, Germania, e associata INAF e da Roberto Decarli dell’INAF di Bologna.
I quasar sono gli oggetti più luminosi dell’universo eppure quelli primordiali possono essere difficili da osservare. Per questo motivo, finora erano stati scoperti quelli più luminosi ma il telescopio spaziale Euclid, lanciato il 1 luglio 2023, ha già più che raddoppiato il numero di quasar primordiali conosciuti.
I quasar sono alimentati da buchi neri supermassicci che riscaldano grandi quantità di materiali che li circondano al punto che essi generano forti emissioni elettromagnetiche. Questa è la conseguenza che ci permette di individuarli ma ce ne sono anche altre sotto forma di influenze sulle galassie che li ospitano. Gli astronomi stanno studiando quanto questi buchi neri supermassicci influenzino la formazione stellare. Nel caso di galassie primordiali, gli astronomi stanno cercando di capire anche quanto i quasar ne abbiano influenzato la formazione.
Lo studio dei quasar primordiali è legato anche all’epoca della reionizzazione, un periodo cruciale nella storia dell’universo dato che divenne luminoso dopo che era stato buio nella prima fase della sua storia. I buchi neri supermassicci sono gli indiziati principali come responsabili delle emissioni delle radiazioni che hanno ionizzato l’idrogeno, che a quel punto non ha più assorbito la luce emessa dalle stelle primordiali.
Nello studio mirato, il quasar EUCL J125308.55+705432.3 è stato osservato a lunghezze d’onda submillimetriche con il radiotelescopio Noema. Ciò ha permesso di esaminare l’ambiente attorno al buco nero supermassiccio, con la grande quantità di gas e polvere presente forse in tutta la galassia che lo ospita. La notevole attività di formazione stellare conferma questa quantità.
Questi studi stanno confermando l’importanza del telescopio spaziale Euclid nelle ricerche cosmologiche. Molti altri risultati arriveranno nel corso del tempo con nuove informazioni sulle prime fasi della storia dell’universo. Ciò aiuterà a svelare anche i misteri legati a materia oscura ed energia oscura.
