Individuato un buco nero supermassiccio errante

Un'immagine d'archivio della galassia WISEA J014656.04-152214.7 e della posizione dell'evento TDE 2025abcr (sopra) e la stessa area fotografata il 14 dicembre 2025 con l'evento di distruzione mareale visibile nel cerchietto blu.
Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la scoperta di un buco nero supermassiccio nella periferia della galassia WISEA J014656.04-152214.7, che lo ospita, a circa 30.000 anni luce dal suo centro. Un team di ricercatori ne ha trovato le tracce grazie a un cosiddetto evento di distruzione mareale catalogato come TDE 2025abcr. Rilevato per la prima volta dalla ZTF (Zwicky Transient Facility), anche grazie a un nuovo algoritmo di intelligenza artificiale, l’evento è stato confermato e studiato per alcuni mesi in varie bande elettromagnetiche usando vari strumenti. Questa scoperta conferma la teoria per cui possono esistere buchi neri supermassicci erranti molto distanti dal centro di una galassia, dove risiedono normalmente.

L’immagine (Cortesia Robert Stein et al 2026 ApJL 1006 L57. Tutti i diritti riservati) mostra un’immagine d’archivio della galassia WISEA J014656.04-152214.7 e della posizione dell’evento TDE 2025abcr (sopra) e la stessa area fotografata il 14 dicembre 2025 con l’evento di distruzione mareale visibile nel cerchietto blu.

I buchi neri possono non dare segni rivelatori della loro esistenza se non vi sono materiali abbastanza vicini da esserne influenzati in qualche modo. Nel caso della galassia WISEA J014656.04-152214.7, lontana 750 milioni di anni luce dalla Terra, un’influenza sufficiente a rivelarne l’esistenza può essere costituita dalla distruzione di una stella che si è avvicinata troppo al buco nero, con il conseguente rilascio di emissioni elettromagnetiche molto intense.

La ZTF (Zwicky Transient Facility) mantiene un monitoraggio del cielo dell’emisfero settentrionale dall’Osservatorio di Palomar. Molti eventi transitori vengono registrati e devono essere analizzati per stabilirne la natura. Per riconoscere quelli cercati, è stato sviluppato tdescore, un sistema basato su un algoritmo di apprendimento automatico che è stato addestrato per identificare eventi di distruzione mareale. Questo software libero / open source è disponibile sotto licenza MIT ed è diventato il mezzo principale per identificare nuovi eventi di questo tipo.

Nell’ottobre 2025, la ZTF ha rilevato l’evento catalogato come TDE 2025abcr, riconosciuto come evento di distruzione mareale da tdescore. Successivamente, vari strumenti tra cui l’Osservatorio Swift della NASA sono stati utilizzati per monitorare l’evoluzione di quell’evento.

Nella ricostruzione di questo evento di distruzione mareale, una stella si è avvicinata a un buco nero ed è stata fatta a pezzi dalla sua gravità estremamente intensa. Circa 30 eventi di questo tipo vengono rilevati ogni anno ma è la prima volta che un buco nero supermassiccio viene scoperto grazie ad esso nella periferia della sua galassia e ciò lo rende particolarmente interessante.

La ricostruzione fatta dai ricercatori va indietro, alla storia della galassia in cui è stato rilevato l’evento TDE 2025abcr. Le galassie passano normalmente attraverso vari eventi di fusione e ciò significa che se ogni galassia originaria ha un buco nero supermassiccio al suo centro, durante una fusione ce ne sono due. Ci sono diverse possibili conseguenze di fusioni galattiche e quindi diversi possibili motivi per cui il buco nero supermassiccio sia finito fuori dalla galassia che si è formata.

Una possibilità è che una galassia massiccia abbia cannibalizzato le stelle di una galassia nana lasciandone solo il nucleo con il suo buco nero supermassiccio. Se invece c’è stata una fusione galattica più convenzionale, anche i buchi neri supermassicci possono fondersi ma può succedere che il gioco di spinte gravitazionali proietti invece uno dei due verso la periferia della galassia che si forma. Questo tipo di dinamica può essere perfino più complesso se ci sono già due buchi neri supermassicci e una nuova fusione galattica ne porta un terzo, portando a interazioni che possono spingere uno di essi fuori dalla galassia che si è formata.

Ulteriori osservazioni potrebbero permettere di stabilire l’origine di questo buco nero supermassiccio. La sua scoperta conferma che ci sono buchi neri supermassicci erranti, resta da capire se si tratti di casi rari o se siano comuni ma difficili da rilevare perché isolati. Nuovi telescopi aiuteranno gli astronomi anche in questo tipo di indagini, che aiuteranno anche a migliorare i modelli di evoluzione delle galassie e di eventi estremi come gli eventi di distruzione mareale.

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