Massimo Luciani

L'area a pelle di serpente chiamata Tartarus Dorsa su Plutone (Immagine NASA/JHUAPL/SWRI)

Dopo oltre due mesi da quello straordinario volo ravvicinato a Plutone della sonda spaziale New Horizons della NASA qualcuno potrebbe pensare che i dati arrivati sulla Terra siano sufficienti per conoscere in maniera esauriente questo pianeta nano. La realtà continua a rivelarsi ben diversa su questo piccolo mondo gelato eppure variegato come ci si aspetterebbe da un pianeta attivo geologicamente e con un’atmosfera in grado di erodere il suolo. Ecco allora che l’immagine di una superficie a “pelle di serpente” lascia ancora una volta gli scienziati sorpresi e perplessi.

Mappe dell’abbondanza di ghiaccio d’acqua (a sinistra) e temperature superficiale (a destra) della regione della cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko chiamata Hapi (Immagine ESA/Rosetta/VIRTIS/INAF-IAPS/OBS DE PARIS-LESIA/DLR; M.C. De Sanctis et al (2015))

Un articolo appena pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca sul ciclo giornaliero di ghiaccio d’acqua sulla superficie della cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko e nelle sue vicinanze. Un team di scienziati guidato da Maria Cristina De Sanctis dell’INAF-IAPS (Istituto Nazionale di Astrofisica – Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali) ha analizzato i dati rilevati dallo spettrometro VIRTIS della sonda spaziale Rosetta dell’ESA scoprendo che in alcune zone il ghiaccio d’aqua scompare di giorno e riappare di notte.

Rappresentazione artistica di antenne medie dello SKA da 15 metri di diametro con l'aspetto che avranno quando verranno terminate (Immagine cortesia SKA Organisation)

Il governo cinese ha manifestato l’intento di entrare in una nuova fase nel suo coinvolgimento del progetto di sviluppo del radiotelescopio SKA firmando una lettera di intenti con la SKA Organisation che lo gestisce. Il viceministro della Scienza e Tecnologia Jianlin Cao ha firmato la lettera d’intenti a nome del suo governo. Con questo atto, la Cina si unisce alle nazioni che si occupano di trasformare SKA in un’organizzazione intergovernativa con un trattato a formalizzare le relazioni tra il progetto e i suoi membri.

A sinistra, la galassia J0702+5002, che secondo i ricercatori non è il tipo causato da una fusione. A destra, la galassia J1043+3131 che invece è ritenuta un candidato per quel tipo di galassia (Immagine Roberts, et al., NRAO/AUI/NSF)

Mentre nel campo dell’astrofisica si sta ancora parlando di una coppia di buchi neri supermassicci che in futuro si scontreranno, una nuova ricerca suggerisce che queste situazioni siano più rare del previsto. Un team di astronomi guidato da David Roberts della Brandeis University ha analizzato dati raccolti con il VLA (Very Large Array) per esaminare i casi in cui possibili fusioni tra galassie hanno portato i buchi neri supermassicci al loro centro a formare una coppia. La conclusione è che in molti casi la fusione tra galassie è solo apparente.

Il team Mopra di fronte al radiotelescopio Mopra (Foto cortesia team Mopra. Tutti i diritti riservati)

Il telescopio Mopra, con i suoi 22 metri di diametro e la suite di strumenti specializzati, è l’unico in grado di mappare rapidamente ampie aree del cielo. Il nome deriva da una formazione geologica nelle vicinanze, nell’area vicina a Coonabarabran, nella Nuova Galles del Sud, in Australia. La sua chiusura è stata decisa in seguito a forti tagli di budget da parte del governo federale australiano ma una raccolta fondi su Kickstarter potrebbe salvarlo.