Massimo Luciani

Montatto gi quattro immagini della cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko scattate dalla sonda spaziale Rosetta da una distanza media di circa 20 chilometri (Immagine ESA/Rosetta/NAVCAM)

Durante lo scorso week end, la sonda spaziale Rosetta dell’ESA ha effettuato un nuovo passaggio ravvicinato a circa 14 chilometri di distanza dalla cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko. Ciò significa che non si è avvicinata tanto quanto in febbraio tuttavia la crescente attività della cometa ha provocato alcuni problemi a Rosetta. Tra le conseguenze ha avuto serie difficoltà di comunicazioni con il centro controllo missione dell’ESA.

Mappa creata dal Planck Surveyor a lunghezze d'onda submillimetriche con i candidati protoammassi indicati come punti neri. Nei riquadri alcune osservazioni effettuate con lo strumento SPIRE del telescopio spaziale Herschel (Immagine ESA and the Planck Collaboration/ H. Dole, D. Guéry & G. Hurier, IAS/University Paris-Sud/CNRS/CNES)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive i risultati di una ricerca effettuata combinando le osservazioni effettuate con i telescopi spaziali Planck e Herschel dell’ESA. Lo scopo era trovare protoammassi, i precursori degli odierni ammassi di galassie, visti in un remoto passato in cui l’universo aveva solo tre miliardi di anni. Ciò aiuterà a capire come questi immensi gruppi di decine, centinaia e perfino migliaia di galassie si sono formati e si sono evoluti.

Sei ammassi di galassie studiati tramite i telescopi spaziali Hubble (in blu) e Chandra (in rosso) per investigare sulla materia oscura (Immagine NASA/ESA)

Un uso combinato dei telescopi spaziali Hubble e Chandra ha permesso di compiere uno studio sulla materia oscura i cui risultati sono stati descritti in un articolo pubblicato sulla rivista “Science”. Attualmente non abbiamo strumenti per rilevare direttamente la materia oscura perciò gli scienziati sono costretti a studiarla indirettamente tramite i suoi effetti, in questo caso su 72 ammassi galattici per studiarne il comportamento.

L'astronauta Scott Kelly e i cosmonauti Gennady Padalka e Mikhail Kornienko davanti a un modello del razzo Soyuz usato per il lancio (Foto NASA/Bill Ingalls)

Poche ore fa la navicella spaziale Soyuz TMA-16M è partita dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, e dopo quasi esattamente sei ore ha raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale con a bordo l’astronauta Scott Kelly e i cosmonauti Gennady Padalka e Mikhail Kornienko. La Soyuz ha utilizzato la traiettoria veloce usata normalmente.
Generalmente, i membri dell’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale trascorrono circa sei mesi nello spazio, stavolta c’è un cambiamento perché inizia una missione davvero speciale della durata di un anno. Scott Kelly e Mikhail Kornienko trascorreranno un anno sulla Stazione per effettuare una serie più approfondita di studi sulle reazioni degli esseri umani alla vita nella microgravità dello spazio.

Concetto artistico di navicella spaziale che preleva un masso da un asteroide (Immagine NASA)

La NASA ha annunciato nuovi dettagli sulla Asteroid Redirect Mission (ARM), che nel corso del prossimo decennio ha lo scopo di testare nuove tecnologie da usare per future missioni con astronauti nello spazio profondo. Questa missione però verrà compiuta da una sonda spaziale che raggiungerà un asteroide, ne preleverà un masso e lo trasporterà fino alla Luna per piazzarlo in un’orbita stabile. Lì gli astronauti potranno andare a studiarlo per prepararsi a missioni nello spazio profondo.