Massimo Luciani

Immagini di otto galassie contenenti filamenti verdi rimasti come effetto di antichi quasar (Immagine NASA, ESA, and W. Keel (University of Alabama, Tuscaloosa))

Il telescopio spaziale Hubble ha fotografato una serie di fantasmi di quasar esistiti nel passato. Essi sono visibili come oggetti eterei di colore verde in varie forme e sono gli ultimi effetti di antichi quasar. Si tratta di fenomeni davvero interessanti dal punto di vista scientifico perché possono fornire informazioni sul passato di quelle galassie, che un tempo erano molto attive.

L'applicazione web Vesta Trek

La NASA ha attivato una nuova sezione del proprio sito web per ospitare l’applicazione Vesta Trek, che ha lo scopo di fornire una dettagliata visualizzazione dell’asteroide gigante Vesta. Quest’applicazione funziona nei browser permettendo a chiunque di esplorare Vesta in maniera dettagliata grazie alle sue mappe interattive. Tra gli strumenti, ce n’è anche uno che permette di esportare elementi topografici da ricreare con una stampante 3D.

Montatto gi quattro immagini della cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko scattate dalla sonda spaziale Rosetta da una distanza media di circa 20 chilometri (Immagine ESA/Rosetta/NAVCAM)

Durante lo scorso week end, la sonda spaziale Rosetta dell’ESA ha effettuato un nuovo passaggio ravvicinato a circa 14 chilometri di distanza dalla cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko. Ciò significa che non si è avvicinata tanto quanto in febbraio tuttavia la crescente attività della cometa ha provocato alcuni problemi a Rosetta. Tra le conseguenze ha avuto serie difficoltà di comunicazioni con il centro controllo missione dell’ESA.

Mappa creata dal Planck Surveyor a lunghezze d'onda submillimetriche con i candidati protoammassi indicati come punti neri. Nei riquadri alcune osservazioni effettuate con lo strumento SPIRE del telescopio spaziale Herschel (Immagine ESA and the Planck Collaboration/ H. Dole, D. Guéry & G. Hurier, IAS/University Paris-Sud/CNRS/CNES)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive i risultati di una ricerca effettuata combinando le osservazioni effettuate con i telescopi spaziali Planck e Herschel dell’ESA. Lo scopo era trovare protoammassi, i precursori degli odierni ammassi di galassie, visti in un remoto passato in cui l’universo aveva solo tre miliardi di anni. Ciò aiuterà a capire come questi immensi gruppi di decine, centinaia e perfino migliaia di galassie si sono formati e si sono evoluti.

Sei ammassi di galassie studiati tramite i telescopi spaziali Hubble (in blu) e Chandra (in rosso) per investigare sulla materia oscura (Immagine NASA/ESA)

Un uso combinato dei telescopi spaziali Hubble e Chandra ha permesso di compiere uno studio sulla materia oscura i cui risultati sono stati descritti in un articolo pubblicato sulla rivista “Science”. Attualmente non abbiamo strumenti per rilevare direttamente la materia oscura perciò gli scienziati sono costretti a studiarla indirettamente tramite i suoi effetti, in questo caso su 72 ammassi galattici per studiarne il comportamento.