Massimo Luciani

Plutone e Caronte fotografati dalla sonda spaziale New Horizons l'11 luglio 2015 (Foto NASA-JHUAPL-SWRI)

Oggi la sonda spaziale New Horizons della NASA effettuerà il tanto atteso passaggio ravvicinato a Plutone. Quando in Italia sarà pomeriggio, essa passerà a una distanza che raggiungerà un minimo di 12.500 chilometri dal pianeta nano. Tutti gli strumenti di New Horizons verranno usati per analizzare Plutone come mai prima ma del tempo verrà dedicato anche alle sue lune, soprattutto Caronte.

Schema dell'osservazione del buco nero supermassiccio PKS 1830-211 tramite lente gravitazionale (Immagine ESA/ATG medialab)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Physics” descrive lo studio condotto sul buco nero supermassiccio conosciuto come PKS 1830-211 usando osservazioni effettuate con i telescopi spaziali Integral dell’ESA e Fermi e Swift della NASA. La particolarità sta nel fatto che queste osservazioni hanno sfruttato un effetto di lente gravitazionale creato da una galassia per esplorare le regioni interne dell’area attorno al buco nero e i raggi gamma che provengono da essa.

Composizione di immagini del transito di Venere del giugno 2012 scattate dalla sonda spaziale SDO (Immagine NASA/Goddard/SDO)

Sulla rivista “Nature Communications” è stato pubblicato un articolo sullo studio delle immagini del pianeta Venere durante il transito, cioè passaggio tra il Sole e la Terra, avvenuto nel giugno 2012, scattate dai satelliti SDO della NASA e Hinode di NASA e JAXA. Questa ricerca ha permesso di esaminare in maniera diversa l’atmosfera venusiana misurando come essa assorba i diversi tipi di luce. Questo tipo di studio permette di ottenere indizi importanti sulla presenza dei vari elementi chimici negli strati dell’atmosfera. Servirà anche a migliorare le tecniche per esaminare l’atmosfera di esopianeti.

Concetto artistico di una supernova con un lampo gamma di lunga durata e una magnetar (Immagine ESO)

Un articolo pubblicato su “Nature” descrive la ricerca condotta da un team internazionale guidato da Jochen Greiner del Max-Planck-Institut für extraterrestrische Physik di Garching, in Germania che ha studiato un lampo gamma rilevato il 9 dicembre 2011 dal satellite Swift della NASA e chiamato GRB 111209A. Si è trattato di un fenomeno eccezionale perché durato oltre tre ore quando in genere i lampi gamma durano da pochi secondi ad alcuni minuti. È stato il primo caso di lampo gamma associato a una supernova, chiamata SN 2011kl, che ha prodotto una magnetar, una stella di neutroni con un campo magnetico incredibilmente potente.

In alto, una rappresentazione artistica del telescopio spaziale NuSTAR (NASA/JPL-Caltech). In basso a sinistra, una delle galassie esaminate da NuSTAR (Hubble Legacy Archive, NASA, ESA). In basso a destra, rappresentazione artistica di un buco nero supermassiccio nascosto nella galassia che lo ospita (NASA/ESA)

Ieri al National Astronomy Meeting (NAM2015) della Royal Astronomical Society, al centro Venue Cymru di Llandudno, in Galles, sono state presentate le prove della scoperta di buchi neri supermassicci trovati grazie al telescopio spaziale NuSTAR (Nuclear Spectroscopic Telescope Array) della NASA. Un team internazionale diretto da astronomi dell’Università britannica di Durham ha rilevato le emissioni di raggi X ad alta energia provenienti da cinque buchi neri che prima erano nascosti da polveri e gas.