Massimo Luciani

Rappresentazione artistica di 'Oumuamua e delle sue emissioni (Immagine ESA/Hubble, NASA, ESO, M. Kornmesser)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca sull’asteroide interstellare 1I/2017 U1 ‘Oumuamua i cui autori ritengono che dopotutto si tratti di una cometa come avevano pensato inizialmente i suoi scopritori. Un team di ricercatori guidato da Marco Micheli del Coordination Centre ESA SSA-NEO di Frascati ha usato osservazioni effettuate con il telescopio spaziale Hubble e vari telescopi al suolo per seguire la traiettoria di ‘Oumuamua scoprendo che era diversa da quella calcolata tenendo conto delle varie influenze gravitazionali. La conclusione è che c’è un’attività cometaria che genera una spinta aggiuntiva.

Il cargo spaziale Dragon decolla su un razzo Falcon 9 nella sua missione CRS-15 (Immagine NASA TV)

Poco fa la navicella spaziale SpaceX Dragon è partita su un razzo vettore Falcon 9 dalla base di Cape Canaveral nella missione CRS-15 (Cargo Resupply Service 15), indicata anche come SpX-15. Dopo poco più di dieci minuti si è separata con successo dall’ultimo stadio del razzo e si è immessa sulla sua rotta. Si tratta della quattordicesima missione di invio della navicella spaziale Dragon alla Stazione Spaziale Internazionale con vari carichi con il successivo ritorno sulla Terra, anche in questo caso con vari carichi.

Il sistema di TMC1A

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive la scoperta che particelle di polvere in un disco che circonda una protostella cominciano ad addensarsi prima ancora che la stella abbia completato la sua formazione. Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio ALMA per studiare il sistema in fase di formazione TMC1A notando la mancanza di radiazioni dovute al monossido di carbonio vicino alla protostella. La loro conclusione è che grosse particelle di polvere stiano bloccando quelle radiazioni, una scoperta importante perché significa che nel disco di gas e polveri sono già cominciati i processi che porteranno alla formazione di pianeti.

L'asteroide Ryugu

L’agenzia spaziale giapponese JAXA ha confermato che la sonda spaziale Hayabusa 2 ha raggiunto l’asteroide Ryugu. Si trova ora a un’altitudine di circa 20 chilometri e da lì comincerà una serie di osservazioni della superficie allo scopo di trovare il punto più adatto per atterrarvi. Quella manovrà avverrà nell’ottobre 2018 in una data che dev’essere ancora determinata.