Massimo Luciani

La galassia "Cosmic Eyelash" vista da ALMA (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)/E. Falgarone et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la prima rilevazione nell’universo lontano della molecola dell’idruro di carbonio, o CH+. Un team duidato da Edith Falgarone dell’Ecole Normale Supérieure and Observatoire de Paris, in Francia, ha usato il radiotelescopio ALMA per scoprire quel gas freddo e turbolento in galassie del tipo starburst come SMM J2135-0102, soprannominata “ciglia cosmiche” (in inglese “Cosmic Eyelash”). Questa scoperta potrà aiutare a capire meglio i meccanismi di crescita delle galassie e dei periodi di rapida formazione stellare.

Peggy Whitson, Fyodor Yurchikhin e Jack Fischer dopo l'atterraggio (Immagine NASA TV)

Poche ore fa gli astronauti Peggy Whitson e Jack Fischer e il cosmonauta Fyodor Yurchikhin sono tornati sulla Terra sulla navicella spaziale Soyuz MS-04, atterrata senza problemi in Kazakistan. Peggy Whitson ha trascorso oltre 9 mesi sulla Stazione Spaziale Internazionale, dov’era arrivata il 19 novembre 2016 come parte della Expedition 50. Jack Fischer e Fyodor Yurchikhin hanno trascorso poco più di 4 mesi sulla Stazione Spaziale Internazionale, dov’erano arrivati il 20 aprile 2017 come parte della Expedition 51.

Concetto artistico del sistema TRAPPIST-1 visto da uno dei suoi pianeti (Immagine ESO/N. Bartmann/spaceengine.org)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” descrive una ricerca nella quale viene fornita una stima della presenza di acqua sui sette pianeti del sistema della stella TRAPPIST-1. Un team di astronomi guidato da Vincent Bourrier dell’Oosservatorio dell’Università di Ginevra in Svizzera ha utilizzato il telescopio spaziale Hubble per esaminare quel sistema concludendo che i pianeti esterni sono quelli dove è più probabile che vi sia ancora una sostanziale quantità di acqua. Essi includono i tre pianeti nell’area abitabile del sistema.

Schema del funzionamento della rilevazione del campo gravitazionale di una galassia (Immagine Bill Saxton, NRAO/AUI/NSF; NASA, Hubble Heritage Team, (STScI/AURA), ESA, S. Beckwith (STScI). Additional Processing: Robert Gendler)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive la misurazione del campo magnetico di una galassia distante quasi 5 miliardi di anni luce dalla Terra, la più distante di cui sia stata fatta una simile rilevazione. Un team di ricercatori ha usato il Very Large Array (VLA) per rilevarlo non direttamente bensì grazie a una sorta di impronta magnetica chiamata effetto Faraday arrivato fino alla Terra grazie alla luce proveniente da una quasar che a noi appare posizionata dietro la galassia studiata.

Le Pleiadi viste dal telescopio spaziale Kepler (Immagine NASA / Aarhus University / T. White)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive il più dettagliato studio mai fatto finora sulla variabilità delle Pleiadi. Un team di astronomi guidato dal dottor Tim White dello Stellar Astrophysics Centre dell’università danese di Aarhus ha usato un nuovo algoritmo per migliorare le osservazioni effettuate dal telescopio spaziale Kepler della NASA nella sua missione K2.