Massimo Luciani

L'area con il sistema 2MASS J18082002-5104378 nel riquadro (Immagine cortesia ESO/Beletsky/DSS1 + DSS2 + 2MASS)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive la scoperta di una piccola stella la cui età è stata stimata attorno ai 13,5 miliardi di anni, rendendola una delle stelle più antiche dell’universo. Un team di astronomi ha studiato la stella conosciuta solo come 2MASS J18082002-5104378 B, la cui massa è solo il 14% di quella del Sole, e in particolare la sua composizione scoprendo il bassissimo contenuto di metalli. La conclusione è che è stata formata quasi completamente da materiali che creati dopo il Big Bang.

Simulazione di materiali vicini a Sagittarius A* (Immagine ESO/Gravity Consortium/L. Calçada)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive la rilevazione di nubi di gas caldissimo che orbitano attorno al buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea, chiamato Sagittarius A* o semplicemente SgrA*. Un team di ricercatori ha usato lo strumento GRAVITY installato sul VLT dell’ESO per osservare brillamenti di luce infrarossa provenienti dal disco di accrescimento di gas e polveri che orbita a velocità elevatissime attorno a SgrA*. Si tratta delle osservazioni più accurate di materiali così vicini all’orizzonte degli eventi di un buco nero.

La sonda spaziale Dawn durante la sua preparazione (Foto NASA/Amanda Diller)

La NASA ha annunciato la fine della missione della sua sonda spaziale Dawn dopo che l’esaurimento dell’idrazina utilizzata dai suoi propulsori di manovra le ha impedito di orientarsi verso la Terra per comunicare con il controllo missione attraverso il Deep Space Network della NASA. Dawn è in un’orbita stabile attorno al pianeta nano Cerere e probabilmente vi rimarrà per almeno 50 anni. È l’unica sonda spaziale ad aver orbitato attorno a due corpi celesti dato che la prima parte della sua missione è stata attorno all’asteroide gigante Vesta.

Concetto artistico del telescopio spaziale Kepler con alcuni dei sistemi osservati (Immagine NASA)

La NASA ha annunciato la fine della missione del suo telescopio spaziale Kepler dopo che ha esaurito il propellente necessario a orientarlo verso le varie aree del cielo da osservare. Quest’evento non è una sorpresa perché già nell’agosto 2018 erano iniziati i problemi ai propulsori di manovra dovuti alla scarsità dell’idrazina usata come propellente. Ora è stato “parcheggiato” nella sua orbita eliocentrica in cui gira attorno al Sole ed essendo un’orbita stabile continuerà a farlo per un tempo molto lungo.

Il cratere Greeley (Immagine ESA/DLR/FU Berlin, CC BY-SA 3.0 IGO)

Nuove immagini catturate dallo strumento High Resolution Stereo Camera (HRSC) della sonda spaziale Mars Express dell’ESA mostrano il cratere Greeley su Marte. Il suo nome è stato approvato ufficialmente nel 2015 dall’International Astronomical Union (IAU) in onore del geologo Ronald Greeley, che ci ha lasciati nel 2011 dopo aver lavorato a varie missioni marziane facendo parte anche del team che gestisce lo strumento HRSC.