Astronomia / astrofisica

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L'area in cui c'era la stella N6946-BH1 prima e dopo la sua scomparsa (Immagine NASA/ESA/C. Kochanek (OSU))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive la scoperta di una stella massiccia chiamata N6946-BH1 che è collassata e sembra aver formato un buco nero direttamente, senza esplodere in una supernova. Un team di astronomi guidato da Christopher Kochanek ha utilizzato il Large Binocular Telescope (LBT) in Arizona e i telescopi spaziali Hubble e Spitzer della NASA per osservare per la prima volta questo fenomeno, che potrebbe spiegare perché ci sono meno supernove del previsto.

Concetto artistico di una fusione galattica vicina a un quasar (Immagine MPIA con materiale di Nasa/Esa Hubble Space Telescope)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la scoperta di quattro galassie molto antiche, tanto da essersi formate meno di un miliardo di anni dopo il Big Bang. Al loro interno è stato osservato un tasso di formazione stellare estremamente elevato. Un team di astronomi guidato da Roberto Decarli del Max Planck Institut für Astronomie ha scoperto per caso queste quattro galassie notando che erano vicine ad altrettanti quasar.

Parte della nebulosa Sh2-308 (Immagine ESA/Hubble & NASA)

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale Hubble mostra parte di una nebulosa chiamata Sh2-308 che circonda la stella EZ Canis Majoris, una stella di Wolf-Rayet, un raro tipo di stella molto massiccia, oltre venti volte la massa del Sole, e molto calda che emette venti solari molto forti. Stella e nebulosa sono strettamente collegate perché i fortissimi venti solari spingono verso l’esterno notevoli quantità di idrogeno ionizzato che formano una sorta di bolla temporanea attorno ad essa.

Il sistema di Fomalhaut visto da ALMA e Hubble (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), M. MacGregor; NASA/ESA Hubble, P. Kalas; B. Saxton (NRAO/AUI/NSF))

Due articoli in pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrivono due studi riguardanti l’anello di detriti che circonda la stella Fomalhaut. Un team internazionale di astronomi ha utilizzato il radiotelescopio ALMA per ottenere la prima immagine completa di quei detriti, che probabilmente sono il prodotto di una serie di collisioni tra comete vicino ai bordi esterni di quel sistema solare. Sono stati anche rilevati monossido di carbonio e anidride carbonica in abbondanza.

Valli marziane scavate dalla pioggia (Immagine cortesia Elsevier)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Icarus” descrive una ricerca sulle precipitazioni avvenute quando il pianeta Marte era giovane. I geologi Robert Craddock della Smithsonian Institution e Ralph Lorenz del Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory hanno mostrato come i cambiamenti avvenuti nell’atmosfera marziana hanno provocato un aumento delle precipitazioni, che ebbero effetti sulla superficie del pianeta simili a quelli che vediamo sulla Terra.