Astronomia / astrofisica

Abell 2744-QS01. Nei riquadri ci sono ingrandimenti di tre viste separate di QS01 generate dall'effetto di lente gravitazionale

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Nature” e uno sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society”, riportano diversi aspetti di uno studio del buco nero supermassiccio catalogato come Abell 2744-QSO1, o semplicemente QSO1, che indicano che è più antico della galassia che lo ospita. Un team di ricercatori che include parecchi scienziati dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dell’Università degli Studi di Firenze, della Scuola Normale Superiore di Pisa, della Sapienza Università di Roma e dell’Università degli Studi dell’Insubria ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb per studiare QSO1 e misurare la sua massa a circa 50 milioni di volte quella del Sole. Ciò significa che esso costituisce almeno due terzi della massa complessiva della galassia, un’anomalia che tradisce la sua età e lascia aperte alcune possibili ipotesi sulla sua origine.

Concetto artistico della zona chiamata ENDTRANZ, colorata in rosso, parte di un sistema stellare in fase di formazione

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di uno studio che ha identificato una parte importante del processo di formazione planetaria. Un team di ricercatori guidato da Indrani Das dell’Academia Sinica Institute of Astronomy and Astrophysics (ASIAA) ha trovato una zona di transizione dove il gas diventa parte di un disco in cui si formano pianeti usando il radiotelescopio ALMA. Questa zona è stata chiamata ENDTRANZ (Envelope Disk Transition Zone) e l’ha individuata attorno alla protostella L1527 IRS.

Un concetto artistico del confronto tra il contenuto di acqua semipesante nella cometa interstellare 3I/ATLAS e sulla Terra. Nei cerchi viene mostrata la relativa abbondanza di acqua contenente deuterio al posto del normale idrogeno

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta i risultati di uno studio sulla cometa interstellare 3I/ATLAS che indica che si è formata in un ambiente molto più freddo del sistema solare. Questa conclusione è stata offerta da un team di ricercatori guidato da Luis E. Salazar Manzano, un dottorando all’Università del Michigan, grazie a rilevazioni condotte con il radiotelescopio ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array). In particolare, l’Atacama Compact Array (ACA) ha permesso di rilevare la presenza di un rapporto tra la cosiddetta acqua semipesante e l’acqua comune almeno 30 volte superiore a quello esistente nelle comete del sistema solare e oltre 40 volte superiore a quello esistente nell’acqua degli oceani terrestri. Un tale arricchimento dell’acqua con tanti atomi di deuterio può avvenire solo in ambienti molto freddi, attorno a 30 Kelvin.

I campioni raccolti dalla sonda spaziale Hayabusa 2 in due occasioni diverse dal primo e dal secondo sito selezionati sull'asteroide Ryugu.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la scoperta delle cinque basi azotate che formano DNA e RNA, adenina, guanina, citosina, timina e uracile, in campioni riportati sulla Terra dall’asteroide Ryugu. Un team di ricercatori ha analizzato due dei campioni prelevati dalla sonda spaziale Hayabusa 2 dell’agenzia spaziale JAXA nel corso della sua missione. Le cinque basi azotate sono state trovate in entrambi i campioni. Poco più di un anno fa, era stata annunciata la rilevazione delle cinque basi azotate in campioni riportati dall’asteroide Bennu dalla sonda spaziale OSIRIS-REx della NASA. Si tratta di una nuova conferma della presenza di mattoni della vita negli asteroidi ed è possibile che essi abbiano seminato la Terra primordiale.

Una mappa tridimensionale dell'universo locale con i vari superammassi galattici. Sulla sinistra c'è il superammasso della Vela

Un articolo sottoposto per la pubblicazione alla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta i risultati di uno studio astronomico che ha impiegato una tecnica ibrida per esaminare il superammasso della Vela. Un team di ricercatori ha combinato spostamento verso il rosso con distanze e velocità peculiari delle galassie all’interno del superammasso della Vela per ottenerne un ritratto completo, un risultato che finora non era riuscito per la sua posizione, nascosta dalla cosiddetta zona di evitamento della Via Lattea.

Informazioni chiave sono state ottenute usando il telescopio ottico SALT e il radiotelescopio MeerKAT, entrambi in Sudafrica. Data l’importanza di questa nazione in questa ricerca, gli autori hanno usato il soprannome Vela-Banzi, aggiungendo un termine in xhosa, una lingua Bantu, che significa “rivelandosi ampiamente”.