Astronomia / astrofisica

Concetto artistico di una supernova con un lampo gamma di lunga durata e una magnetar (Immagine ESO)

Un articolo pubblicato su “Nature” descrive la ricerca condotta da un team internazionale guidato da Jochen Greiner del Max-Planck-Institut für extraterrestrische Physik di Garching, in Germania che ha studiato un lampo gamma rilevato il 9 dicembre 2011 dal satellite Swift della NASA e chiamato GRB 111209A. Si è trattato di un fenomeno eccezionale perché durato oltre tre ore quando in genere i lampi gamma durano da pochi secondi ad alcuni minuti. È stato il primo caso di lampo gamma associato a una supernova, chiamata SN 2011kl, che ha prodotto una magnetar, una stella di neutroni con un campo magnetico incredibilmente potente.

In alto, una rappresentazione artistica del telescopio spaziale NuSTAR (NASA/JPL-Caltech). In basso a sinistra, una delle galassie esaminate da NuSTAR (Hubble Legacy Archive, NASA, ESA). In basso a destra, rappresentazione artistica di un buco nero supermassiccio nascosto nella galassia che lo ospita (NASA/ESA)

Ieri al National Astronomy Meeting (NAM2015) della Royal Astronomical Society, al centro Venue Cymru di Llandudno, in Galles, sono state presentate le prove della scoperta di buchi neri supermassicci trovati grazie al telescopio spaziale NuSTAR (Nuclear Spectroscopic Telescope Array) della NASA. Un team internazionale diretto da astronomi dell’Università britannica di Durham ha rilevato le emissioni di raggi X ad alta energia provenienti da cinque buchi neri che prima erano nascosti da polveri e gas.

Uno dei pozzi studiati nell'area chiamata Seth della cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko (Immagine ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca su una serie di 18 pozzi sulla cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko. Essi sono quasi circolari e alcuni di essi sono fonte di attività, emettendo getti di gas e polvere. Essi erano stati scoperti parecchio tempo fa ma un’analisi delle immagini raccolte dalla macchina fotografica OSIRIS della sonda spaziale Rosetta dell’ESA ha permesso di stabilire che probabilmente si sono formati in seguito a un collasso della superficie.

La home page del sito dedicato all'Asteroid Day

Oggi si celebra il primo Asteroid Day, un giorno dedicato alla sensibilizzazione del pubblico riguardo al potenziale pericolo rappresentato da asteroidi e da qualsiasi oggetto spaziale la cui traiettoria passi attraverso l’orbita terrestre. La data è stata scelta perché si tratta dell’anniversario dell’evento di Tunguska, la devastazione di una vasta area della Siberia avvenuta il 30 giugno 1908 in seguito all’impatto di un meteorite o di un pezzo di cometa.

Sei delle aree ghiacciate sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko individuate dalla sonda spaziale Rosetta (Immagine ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA)

La macchina fotografica OSIRIS (Optical, Spectroscopic, and Infrared Remote Imaging System) della sonda spaziale Rosetta dell’ESA ha permesso di identificare 120 aree ghiacciate sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Uno studio della presenza del ghiaccio è stato appena pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics”. Quella presenza era ben conosciuta ma le osservazioni da parte di Rosetta hanno permesso capire le fasi di trasformazione in gas, quanto di esso formi chioma e coda della cometa e quanto ricade sulla superficie.