Astronomia / astrofisica

La regione di Mercurio su cui si è schiantata la sonda spaziale Messenger (Immagine NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution of Washington)

La NASA ha confermato che qualche ora fa la sonda spaziale Messenger ha terminato la sua missione schiantandosi sulla superficie del pianeta Mercurio. Messenger aveva esaurito il propellente e negli ultimi tempi erano state programmate varie manovre per allungarne di qualche giorno la vita. Alla fine, anche l’elio normalmente usato per la pressurizzazione del propellente era stato rilasciato in un getto che aveva dato l’ultima spinta alla sonda. Si conclude così una missione di grande successo che ci ha permesso di scoprire molte cose su Mercurio.

A sinistra, una supernova comune senza motore centrale, a sinistra una supernova con un potente motore centrale che genera un lampo gamma e al centro un caso intermedio come SN 2012ap (Immagine Bill Saxton, NRAO/AUI/NSF)

In un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal” viene descritta la scoperta effettuata da un gruppo di astronomi guidati da Sayan Chakraborti dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (CfA). Essi hanno studiato una supernova chiamata 2012ap (SN 2012ap) che costituisce un anello mancante tra quelle ordinarie e quelle che provocano l’emissione di un lampo gamma.

Schema che mostra un'interazione a tre corpi in cui una galassia ellittica compatta si forma e poi viene espulsa da un ammasso (Immagine NASA, ESA, and the Hubble Heritage Team)

Ci sono parecchi casi conosciuti di stelle fuggitive come Zeta Ophiuchi ma ora gli astronomi russi Igor Chilingarian e Ivan Zolotukhin dello Sternberg Astronomical Institute, presso la Moscow State University hanno trovato addirittura galassie fuggitive. In un articolo pubblicato sulla rivista “Science”, indicano 11 galassie espulse dagli ammassi di cui facevano parte a causa dell’interazione gravitazionale con le loro vicine.

Il cielo attorno alla stella 51 Pegasi (Immagine ESO/Digitized Sky Survey 2)

Un team di astronomi ha usato lo strumento HARPS (High Accuracy Radial velocity Planet Searcher) dell’osservatorio di La Silla in Cile dell’ESO per rilevare per la prima volta in maniera diretta lo spettro di luce visibile proveniente da un esopianeta. Si tratta di 51 Pegasi b, già ben conosciuto dagli astronomi perché è stato il primo esopianeta scoperto tra quelli orbitanti attorno a una stella nella sequenza principale.

Il telescopio spaziale Hubble (Foto NASA)

Il 24 aprile 1990 lo Space Shuttle Discovery venne lanciato nella missione STS-31. Nella sua stiva trasportava un carico davvero speciale, il telescopio spaziale Hubble. Il giorno dopo esso venne posizionato nella sua orbita, a poco più di 550 chilometri di altitudine. Il 25 giugno, Hubble inviò le prime immagini, che rivelarono un difetto nello specchio primario che ne riduceva l’utilità. La prima di una serie missioni di servizio trasformò quello che aveva rischiato di diventare un terribile fallimento in un simbolo per scienza e tecnologia che va ben oltre l’astronomia.