Sonde spaziali

Antichi depositi vulcanici sulla Luna (Immagine cortesia Milliken lab / Brown University)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Geoscience” descrive una ricerca che offre prove dell’esistenza di grandi quantità di acqua in antichi depositi vulcanici sulla Luna. Ralph E. Milliken e Shuai Li della Brown University hanno utilizzato dati raccolti dallo spettrometro Moon Mineralogy Mapper della sonda spaziale Chandrayaan-1 per individuare l’acqua, forse formatasi dopo la collisione tra un pianeta e la Terra primordiale che portò alla formazione della Luna.

Libya Montes (Immagine ESA/DLR/FU Berlin, , CC BY-SA 3.0 IGO)

L’ESA ha pubblicato immagini dell’area del pianeta Marte conosciuta come Libya Montes scattate dalla sua sonda spaziale Mars Express. Si tratta di una catena montuosa vicina all’equatore marziano ed è una delle più antiche di Marte, alterata da processi vulcanici e impatti ma anche da processi associati all’esistenza di fiumi. Nelle immagini è infatti possibile identificare vari canali e valli, tracce degli antichissimi flussi d’acqua.

Mappa di Plutone e Caronte (Immagine NASA/JHUAPL/SwRI/LPI)

In occasione del secondo anniversario del passaggio ravvicinato a Plutone della sonda spaziale New Horizons, la NASA ha pubblicato una mappa del pianeta nano e della sua luna più grande, Caronte. L’agenzia spaziale americana ha anche creato due filmati che riproducono parzialmente quel volo concentrandosi uno su Plutone e uno su Caronte. Essi forniscono una prospettiva davvero unica dando l’impressione di essere a bordo di una navicella che passa vicina a quei corpi celesti.

La Grande Macchia Rossa di Giove (Foto NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Jason Major)

Era il pomeriggio di ieri in Italia quando la NASA ha cominciato a pubblicare le prime fotografie non elaborate della Grande Macchia Rossa di Giove scattate dalla sonda spaziale Juno durante il volo ravvicinato effettuato l’11 luglio. Tutti gli strumenti scientifici erano attivi ma la JunoCam è quella che ha ottenuto i risultati più spettacolari con le fotografie dell’iconica tempesta più grande della Terra. Da subito molti appassionati hanno cominciato a elaborare le immagini contribuendo al database della NASA.

Giove visto dal telescopio Subaru (Foto NAOJ/NASA/JPL-Caltech)

Due telescopi delle Hawaii sono stati utilizzati per nuove osservazioni del pianeta Giove e in particolare della sua celebre Grande Macchia Rossa. Esse sono state condotte per supportare la missione della sonda spaziale Juno della NASA, che il 10 luglio sorvolerà proprio la gigantesca tempesta gioviana. Il telescopio Gemini Nord è stato usato con speciali filtri all’infrarosso vicino per fruttare specifici colori che possono penetrare l’atmosfera superiore e le nuvole di Giove. Lo strumento COMICS del telescopio Subaru è stato usato con filtri per gli infrarossi medi.