Sonde spaziali

Vista topografica di Plutone (Immagine P.M. Schenk LPI/JHUAPL/SwRI/NASA)

L’ipotesi dell’esistenza di un oceano sotterraneo sul pianeta nano Plutone è stata riportata in auge da alcune ricerche basate sui dati raccolti dalla sonda spaziale New Horizons della NASA durante il volo ravvicinato del 14 luglio 2015. Generalmente l’ipotesi riguarda un oceano d’acqua ma William McKinnon, professore di scienze planetarie e della Terra alla Washington University di St. Louis e tra gli autori di diverse ricerche su Plutone, ha suggerito che l’oceano contenga molta ammoniaca.

Plutone con Caronte sullo sfondo (Immagine NASA/JHUAPL/SwRI)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca che suggerisce una rapida formazione del grande bacino di Sputnik Planitia, una parte della regione a forma di cuore sul pianeta nano Plutone, nelle prime fasi della sua vita. Un team di ricercatori guidato da Douglas Hamilton, professore di astronomia presso l’Università del Maryland, ha concluso che le sue caratteristiche potrebbero essere le inevitabili conseguenze dei processi che hanno determinato la sua evoluzione.

Un'area di Utopia Planitia (Immagine NASA/JPL-Caltech/Univ. of Arizona)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Geophysical Research Letters” descriva la scoperta di una sorta di lago sotterraneo a Utopia Planitia su Marte. Un team di ricercatori guidati da Cassie Stuurman dell’Institute for Geophysics all’Università del Texas di Austin, ha utilizzato dati rilevati dallo strumento SHARAD della sonda spaziale Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) per esaminare il sottosuolo di questo bacino situato nell’emisfero settentrionale del pianeta rosso.

Vista in prospettiva dell'area vicina al bacino Rembrandt confrontata con una foto (Immagine NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution of Washington/DLR/Smithsonian Institution.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Geophysical Research Letters” descrive la scoperta di una grande vallata sul pianeta Mercurio. Un team di scienziati guidati da Thomas R. Watters del Center for Earth and Planetary Studies allo Smithsonian’s National Air and Space Museum di Washington, D.C. ha usato le mappe topografiche create grazie alla sonda spaziale MESSENGER della NASA per scoprirla. Viene ritenuto un indizio della contrazione del pianeta.

Le rilevazioni di ghiaccio secco con le analisi spettrali e le indicazioni dell'area (Immagine Data: ESA/Rosetta/VIRTIS/INAF-IAPS/OBS DE PARIS-LESIA/DLR; Reprinted with permission from G. Filacchione et al., Science 10.1126/science.aag3161 (2016); context image: ESA/Rosetta/NavCam – CC BY-SA IGO 3.0)

Due articoli pubblicati sulla rivista “Science” descrivono la scoperta di ghiaccio secco, cioè anidride carbonica ghiacciata, sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Un team di ricercatori guidato da Gianrico Filacchione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e un altro guidato da Sonia Fornasier del LESIA-Observatoire de Paris and Université Paris Diderot hanno utilizzato le osservazioni effettuato con lo spettrometro VIRTIS a bordo della sonda spaziale Rosetta dell’ESA per trovare per la prima volta ghiaccio secco sul nucleo di una cometa.