Telescopi

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Arp 299A e Arp 299B e l'evento di distruzione mareale

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” descrive la scoperta di una stella distrutta da un buco nero supermassiccio in quello che in gergo viene chiamavo evento di distruzione mareale. Un team di astronomi che include Marco Bondi dell’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) ha usato vari telescopi alla ricerca di supernove in Arp 299, un oggetto generato da due galassie in fase di fusione, ma in un caso hanno finito per accorgersi che il fenomeno in atto non era un’esplosione bensì la distruzione della stella sotto osservazione.

Rappresentazione dei dati raccolti con OSIRIS

Nel corso del 232° convegno dell’American Astronomical Society, un team di ricercatori guidati da Anna Ciurlo della UCLA ha presentato i risultati di una ricerca su quelli che sono stati chiamati oggetti-G (in inglese G-objects). Hanno l’aspetto di nubi di polvere ma si comportano come stelle e si muovono molto velocemente nell’area attorno al buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Usando dati raccolti negli ultimi 12 anni dall’Osservatorio Keck alle Hawaii i ricercatori hanno concluso che si tratta di stelle gonfie, tanto grandi che il buco nero sottrae loro materiali.

Concetto artistico di nanodiamanti in un disco protoplanetario (Immagine cortesia S. Dagnello, NRAO/AUI/NSF)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive la rilevazione di nanodiamanti attorno a tre sistemi stellari neonati nella Via Lattea. Un team di ricercatori guidati dall’astronoma Jane Greaves dell’Università gallese di Cardiff ha usato il Green Bank Telescope (GBT) per osservare il sistema V892 Tau e l’Australia Telescope Compact Array (ATCA) per osservare i sistemi HD 97048 e MWC 297 ottenendo le prime chiare rilevazioni di emissioni anomale di microonde concludendo che i nanodiamanti ne sono la fonte.

Monossido di carbonio in galassie starburst

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la scoperta di regioni di formazione stellare dove la percentuale di stelle massicce è molto più elevata rispetto ad altre. Un team di astronomi guidati da Zhi-Yu Zhang dell’Università di Edimburgo ha usato il radiotelescopio ALMA per studiare quattro antichissime galassie di tipo starburst, cioè dove c’è un’elevata formazione stellare, piene di polvere.

GW170817 visto da XMM-Newton (Immagine ESA/XMM-Newton; P. D'Avanzo (INAF–Osservatorio Astronomico di Brera))

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Astronomy and Astrophysics” e uno su “The Astrophysical Journal Letter”, descrivono due ricerche sulle conseguenze della fusione tra due stelle di neutroni rilevata l’anno scorso alle onde elettromagnetiche e gravitazionali. Il telescopio spaziale XMM-Newton dell’ESA è stato usato per monitorare l’evoluzione delle emissioni di raggi X. L’osservatorio per i raggi X Chandra della NASA è stato usato in modo simile e un team di ricercatori ha concluso che quella fusione abbia generato un buco nero.