Telescopi

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L'ammasso galattico RX J1347.5-1145 (immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)/T. Kitayama (Toho University, Japan)/ESA/Hubble & NASA)

Il radiotelescopio ALMA è stato utilizzato per la prima volta per misurare l’Effetto Sunyaev-Zel’dovich termico puntandolo sull’ammasso galattico RX J1347.5-1145, distante circa 5 miliardi di anni luce dalla Terra. Quest’effetto è dovuto ai fotoni della radiazioni cosmica di fondo che interagiscono con elettroni ad alte energie a causa della loro temperatura. Si tratta di misurazioni utili a ottenere informazioni sulla posizione e distribuzione di densi ammassi galattici come quello studiato in questo caso.

La galassia nel cuore dell'Ammasso della Fenice con i getti in direzioni opposte (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO) H.Russell, et al.; NASA/ESA Hubble; NASA/CXC/MIT/M.McDonald et al.; B. Saxton (NRAO/AUI/NSF))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal” descrive una ricerca che mostra un collegamento tra un buco nero supermassiccio e la galassia che lo ospita. Un team di ricercatori ha utilizzato il radiotelescopio ALMA per studiare una galassia nel cuore dell’Ammasso della Fenice la quale ha al suo centro un buco nero supermassiccio che emette getti di radiazioni elettromagnetiche che stanno stimolando la nascita di nuove stelle.

Rappresentazione artistica del sistema AR Scorpii (Immagine M. Garlick/University of Warwick/ESO)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive la scoperta della prima nana bianca pulsar, un oggetto finora solo ipotizzato ma mai trovato. Un team di ricercatori dell’università britannica di Warwick l’ha identificata nel sistema AR Scorpii (AR Sco), composto da una nana rossa e dalla nana bianca pulsar che ha un periodo di rotazione di poco meno di due minuti.

NGC 6334 e NGC 6357 (Immagine ESO)

L’ESO ha rilasciato una delle più ampie immagini astronomiche create grazie al VST (Very Large Telescope Survey Telescope) che comprende due nubi cosmiche di gas e polvere, NGC 6334 e NGC 6357. A causa delle loro forme, esse sono conosciute rispettivamente anche con i nomi popolari di nebulosa “Zampa di gatto” e nebulosa “Aragosta”.

Ricostruzione artistica di Rapid Burster (Immagine ESA/ATG medialab)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive una ricerca che offre una spiegazione a un mistero astronomico risalente agli anni ’70. Un team di ricercatori dell’Anton Pannekoek Institute for Astronomy di Amsterdam guidati da Jakob van den Eijnden ha scoperto un intervallo nel disco di accrescimento del sistema binario MXB 1730-335, conosciuto come Rapid Burster per i suoi lampi di raggi X rapidi e discontinui.