Telescopi

Concetto artistico del sistema TRAPPIST-1 visto da uno dei suoi pianeti (Immagine ESO/N. Bartmann/spaceengine.org)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” descrive una ricerca nella quale viene fornita una stima della presenza di acqua sui sette pianeti del sistema della stella TRAPPIST-1. Un team di astronomi guidato da Vincent Bourrier dell’Oosservatorio dell’Università di Ginevra in Svizzera ha utilizzato il telescopio spaziale Hubble per esaminare quel sistema concludendo che i pianeti esterni sono quelli dove è più probabile che vi sia ancora una sostanziale quantità di acqua. Essi includono i tre pianeti nell’area abitabile del sistema.

Schema del funzionamento della rilevazione del campo gravitazionale di una galassia (Immagine Bill Saxton, NRAO/AUI/NSF; NASA, Hubble Heritage Team, (STScI/AURA), ESA, S. Beckwith (STScI). Additional Processing: Robert Gendler)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive la misurazione del campo magnetico di una galassia distante quasi 5 miliardi di anni luce dalla Terra, la più distante di cui sia stata fatta una simile rilevazione. Un team di ricercatori ha usato il Very Large Array (VLA) per rilevarlo non direttamente bensì grazie a una sorta di impronta magnetica chiamata effetto Faraday arrivato fino alla Terra grazie alla luce proveniente da una quasar che a noi appare posizionata dietro la galassia studiata.

Le Pleiadi viste dal telescopio spaziale Kepler (Immagine NASA / Aarhus University / T. White)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive il più dettagliato studio mai fatto finora sulla variabilità delle Pleiadi. Un team di astronomi guidato dal dottor Tim White dello Stellar Astrophysics Centre dell’università danese di Aarhus ha usato un nuovo algoritmo per migliorare le osservazioni effettuate dal telescopio spaziale Kepler della NASA nella sua missione K2.

La Nebulosa delle Vele ai raggi X (Immagine cortesia ROSAT All-Sky Survey / Federico García et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive un’analisi della composizione chimica di una sorta di shrapnel di plasma espulsi dalla supernova che ha generato la Nebulosa delle Vele. Un team guidato da Federico García dell’Istituto di radioastronomia argentino che include i ricercatori dell’Inaf di Palermo Marco Miceli, Fabrizio Bocchino e Salvatore Orlando ha usato il telescopio spaziale XMM-Newton per studiare i getti di plasma attorno ai resti della supernova scoprendo un’anomala abbondanza di silicio.

Antares vista dal VLTI (Immagine ESO/K. Ohnaka)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la creazione dell’immagine più dettagliata prodotta finora della superficie e dell’atmosfera di una stella diversa dal Sole. Un team di astronomi guidato da Keiichi Ohnaka dell’Universidad Católica del Norte in Cile ha usato il Very Large Telescope Interferometer (VLTI) per ottenere questo risultato con la supergigante rossa Antares. Si tratta anche della prima mappa dei materiali che compongono l’atmosfera di una stella diversa dal Sole.