Telescopi

Sullo sfondo un'immagine del telescopio spaziale Hubble. In rosso il gas rilevato da ALMA (Immagine B. Saxton (NRAO/AUI/NSF)/G. Tremblay et al./NASA/ESA Hubble/ALMA (ESO/NAOJ/NRAO))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive l’osservazione di un diluvio intergalattico di gas che da grosse nubi stanno cadendo verso il buco nero supermassiccio al centro di una galassia dell’ammasso Abell 2597. Utilizzando il radiotelescopio ALMA un team di astronomi guidato da Grant Tremblay dell’Università di Yale ha scoperto la prima prova che questi enormi buchi neri possono rimpinzarsi di gas grazie a piogge caotiche e grumose di nubi giganti di gas molecolare freddissimo.

La galassia UGC 9391 vista dal telescopio spaziale Hubble. Nei circoletti rossi variabili cefeidi, la croce blu indica una supernova di tipo Ia (Immagine NASA, ESA, and A. Riess (STScI/JHU))

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive una ricerca basata su osservazione effettuate con il telescopio spaziale Hubble che suggerisce che l’universo si sta espandendo a una velocità maggiore del previsto. Un team di astronomi guidato dal premio Nobel Adam Riess ha misurato la distanza di stelle in diciannove galassie con la migliore accuratezza mai raggiunta per ottenere questo sorprendente risultato.

Concetto artistico del possibile aspetto del pianeta Kepler-62f (Immagine NASA Ames/JPL-Caltech/T. Pyle)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrobiology” descrive una ricerca sull’esopianeta Kepler-62f. Un team guidato dall’astronoma della UCLA Aomawa Shields ha condotto vari studi su questo pianeta e, dopo aver creato vari modelli informatici, ha concluso che esso ha il potenziale per sostenere forme di vita di tipo simile al nostro.

Rappresentazione di un super-brillamento solare (Immagine NASA's Goddard Space Flight Center, Greenbelt, Md.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Geoscience” descrive una ricerca sul rapporto tra le super-eruzioni solari di alcuni miliardi di anni fa e la nascita di forme di vita sulla Terra. Secondo un team di scienziati della NASA guidati da Vladimir Airapetian quelle gigantesche tempeste fornirono l’energia necessaria a scaldare la Terra e a far avvenire alcune reazioni chimiche necessarie a formare molecole complesse come RNA e DNA su cui è basata la vita.

Rappresentazione artistica di un seme di buco nero supermassiccio. Nei riquadri il candidato visto da Chandra (sopra) e da Hubble (sotto) (Immagine X-ray: NASA/CXC/Scuola Normale Superiore/F. Pacucci, et al. Optical: NASA/STScI. Illustration: NASA/CXC/M. Weiss)

Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive una ricerca sull’origine dei buchi neri supermassicci. Un team di scienziati italiani guidati da Fabio Pacucci della Scuola Normale Superiore di Pisa ha utilizzato i telescopi spaziali della NASA per identificare due antichissimi oggetti che rappresentano i migliori candidati “semi” di buchi neri trovati finora.