Telescopi

Concetto artistico del pianeta GJ 436b avvolto nella sua immensa coda mentre orbita attorno alla stella GJ 436 (Immagine NASA, ESA, and G. Bacon (STScI))

Un articolo sulla rivista “Nature” descrive una ricerca che riguarda il pianeta GJ 436b, la cui massa è simile a quella di Nettuno. Usando il telescopio spaziale Hubble, un team di astronomi guidato da David Ehrenreich dell’Osservatorio svizzero di Ginevra ha scoperto che lascia dietro di sé un’enorme coda delle dimensioni stimate di circa 50 volte quella della stella attorno a cui orbita. Si tratta di emissioni di idrogeno strappato al pianeta che lo fa sembrare un’enorme cometa.

Rappresentazione artistica della galassia CR7 (Immagine ESO/M. Kornmesser)

Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive la scoperta di una galassia chiamata CR7 vista com’era all’epoca dell’universo primordiale in cui sono state trovate stelle di prima generazione. Questa ricerca è stata effettuata usando soprattutto il Very Large Telescope dell’ESO ma sono stati usati anche dati raccolti dal W. M. Keck Observatory, dal Subaru Telescope e dal telescopio spaziale Hubble.

Galassie contenenti quasar osservate dal telescopio spaziale Hubble: nella fila superiore il quasar è visibile, in quella inferiore la sua luce è stata sottratta (Immagine NASA/ESA)

Un articolo sulla rivista “Astrophysical Journal” descrive una ricerca sui quasar condotta usando il telescopio spaziale Hubble. Questi oggetti incredibilmente brillanti sono stati osservati nella fase di formazione, quand’erano in un certo senso adolescenti. Le osservazioni confermano l’ipotesi che i quasar sono generati da collisioni galattiche che alimentano il buco nero supermassiccio al loro centro.

Il gruppo di galassie NGC 5813 visto dall'osservatorio per i raggi X Chandra (Immagine X-ray: NASA/CXC/SAO/S.Randall et al., Optical: SDSS)

Un articolo sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive una ricerca sul gruppo di NGC 5813 effettuata usando l’osservatorio spaziale per i raggi X Chandra della NASA. In questo gruppo di galassie sono state scoperte multiple eruzioni originate dal buco nero supermassiccio al centro della galassia che dà il nome al gruppo. Quest’attività è avvenuta nel corso di circa 50 milioni di anni e ha modificato l’aspetto del gruppo, creando varie cavità, enormi bolle all’interno della nube di gas caldi che lo avvolge.

Concetto artistico dell'anello di Febe con Saturno e gli altri anelli nel mezzo (Immagine NASA/JPL/Space Science Institute)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca che ha svelato le dimensioni dell’anello più esterno del pianeta Saturno. Esso è chiamato anello di Febe perché si ritiene che sia stato creato da polveri arrivate da Febe, una delle lune di Saturno, in seguito a impatti che le hanno proiettate nello spazio. Quest’anello era stato scoperto nel 2009 e da subito erano state notate le dimensioni enorme. Questa nuova ricerca effettuata usando immagini agli infrarossi ottenute dal telescopio spaziale WISE della NASA dimostra che è ancora più grande di quanto si pensasse.