Telescopi

Europa con i possibili pennacchi di vapore acqueo al polo sud (Immagine NASA/ESA/W. Sparks (STScI)/USGS Astrogeology Science Center)

In una conferenza stampa, la NASA ha annunciato che un team di astronomi guidati dal dottor William Sparks che ha osservato Europa con il telescopio spaziale Hubble ha catturato le immagini di quelli che potrebbero essere pennacchi di vapore acqueo mentre eruttano dalla superficie di questa luna del pianeta Giove. Essi sarebbero una conferma dell’attività esistente sotto la superficie ghiacciata con un oceano d’acqua liquida, uno dei migliori candidati a ospitare forme di vita. I risultati di questa ricerca verranno pubblicati sulla rivista “Astrophysical Journal”.

Galassie ricche di monossido di carbonio indicate in arancione assieme a quelle già viste da Hubble in blu (Immagine B. Saxton (NRAO/AUI/NSF); ALMA (ESO/NAOJ/NRAO); NASA/ESA Hubble)

Una serie di articoli che verranno pubblicati sulle riviste “Astrophysical Journal” e “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrivono varie parti di una ricerca basata sull’osservazione del campo ultra-profondo del telescopio spaziale Hubble utilizzando il radiotelescopio ALMA. Queste osservazioni mostrano che il tasso di formazione stellare nelle galassie giovani è strettamente legato alla loro massa totale sotto forma di stelle.

I resti di supernova RCW 103 con al centro la magnetar 1E 1613 (Immagine X-ray: NASA/CXC/University of Amsterdam/N.Rea et al; Optical: DSS)

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” e uno pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society”, descrivono altrettante ricerche sui resti di supernova conosciuti come RCW103. Al centro si è formata una stella di neutroni chiamata 1E 161348-5055 (o semplicemente 1E 1613) che ha lasciato perplessi gli astronomi per decenni per i suoi comportamenti anomali. Ora due team hanno offerto in maniera indipendente la stessa spiegazione: la stella di neutroni ha caratteristiche di una magnetar.

Plutone visto alla luce visibile e ai raggi X dall'Osservatorio Chandra (non in scala) (Immagine X-ray: NASA/CXC/JHUAPL/R.McNutt et al; Optical: NASA/JHUAPL)

Due nuove ricerche sono legate in modi diversi a emissioni provenienti dal pianeta nano Plutone. Un articolo pubblicato sulla rivista “Icarus” descrive una ricerca che, attraverso l’utilizzo dell’osservatorio per i raggi X Chandra della NASA ha rilevato le emissioni di raggi X di Plutone. Un altro articolo pubblicato invece sulla rivista “Nature” offre una spiegazione per il colore rossastro ai poli di Caronte, causato da metano strappato all’atmosfera di Plutone e ghiacciato dalle basse temperature.

L'ammasso globulare Terzan 5 visto dallo strumento MAD del VLT (Immagine ESO/F. Ferraro)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive una ricerca sull’ammasso globulare Terzan 5. Un team internazionale di astronomi guidato da Francesco Ferraro dell’Università di Bologna e associato INAF ha scoperto che le stelle di Terzan 5 sono distinte in due gruppi, uno con un’età di 12 miliardi di anni e uno con un’età attorno ai 4,5 miliardi di anni, più o meno come il Sole. Questa caratteristica unica può aiutare a capire meglio l’evoluzione della Via Lattea.